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I ”vizi” del portamento.

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L’essere umano è l’unico essere vivente che cammina in posizione eretta e la nostra colonna vertebrale ci permette di poter mantenere questa posizione tramite le sue curve fisiologiche, che attraverso anche ai nostri muscoli, ci garantisce equilibrio.

Nel caso in cui questa struttura venga intaccata in qualche modo, possono verificarsi diverse conseguenze.

Il vizio nel portamento si genera quando un individuo mantiene posizioni non consone al nostro assetto corporeo. Quando il vizio può essere corretto dalla persona, si parla di paramorfismo, mentre se non è possibile una sua correzione per via di una modificazione della sua struttura anatomica, si parla di dismorfismo. Questo perchè le strutture scheletriche sono state intaccate e dunque anche se ci mettiamo in altre posizioni non si allinea nel modo corretto.

Parlando di paramorfismo, esso viene generato da:

  • non svolgere attività fisica;
  • assumere posizioni scorrette;
  • stare troppo tempo seduti in posizioni non adeguate;

Quali problematiche ne derivano?

Debolezza e rigidità muscolare sono le prime conseguenze che ne derivano.

I principali paramorfismi della colonna vertebrale riguardano sono i seguenti:

  • il portamento rilassato: tipico difetto che fa parte dell’età evolutiva dovuto a un tono muscolare troppo basso;
  • atteggiamento lordotico: accentuazione curva lombare nella sua convessità anteriore;
  • atteggiamento cifotico: aumento della curva dorsale a convessità posteriore;
  • atteggiamento scoliotico: deviazione laterale della colonna vertebrale senza rotazione dei dischi, altrimenti si parlerebbe di scoliosi vera e propria.

Le possibili cause sono:

  • assunzione di posizioni scorrette a lunga durata;
  • accorciamento dell’arto inferiore;
  • insufficiente pratica motoria.

Per saperne di più guarda il seguente video:


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                                                                                     Dott.ssa Giulia Spano

                                                                                 (Scienze delle attività motorie e sportive)


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I tumori: come si formano.

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Utilizzando il termine ”neoplasie maligne” si è soliti indicare la neoformazione di cellule e quindi di tessuti, caratterizzati da un accrescimento autonomo e progressivo, che si moltiplica nel corso del tempo. Tutto questo meccanismo è afinalistico, poiché privo di scopo e atipico.

L’inizio del processo di cancerogenesi è basato sul fatto che avviene una mutazione nel nostro corredo genetico e dunque nel DNA.

Si distinguono due fasi della formazione del tumore:

  • Fase di iniziazione: agiscono tutti gli agenti chimici, fisici, biologici che vanno a interagire contribuendo alla formazione cellulare. Affinché il tumore si verifichi, deve svilupparsi la seconda fase;
  • Fase di promozione: sono presenti tutti quegli agenti a livello metabolico che vanno a incrementare l’accrescimento della cellula maligna.

Cosa avviene a livello del DNA nella fase di iniziazione?

Il processo di iniziazione è un meccanismo dose-dipendente che non ha un limite soglia, ovvero non si conosce il livello base per il quale una sostanza inizia ad arrecarci malessere. Questo ci fa comprendere che non avremo mai la certezza assoluta del livello di assunzione tale per cui quella sostanza ci possa alterare il corredo genetico.

Possono manifestarsi delle rotture del DNA, errori di riparazione, deiezione, traslocazione, che possono essere provocati da un agente chimico, fisico, biologico o da un suo metabolita attivo.

Cosa avviene a livello del DNA nella fase di promozione?

La fase di promozione, invece, non ha un livello limite, nella quale si verifica. Può essere promossa al medesimo modo dagli stessi fattori precedentemente citati nella fase di iniziazione.Si distinguono i fattori che rendono concreto il processo di cancerogenesi e i fattori che proteggono l’organismo bloccando la formazione della neoplasia maligna.

Il processo di formazione del tumore può essere incentivato da sostanze che lo promuovono, oppure può essere soppressa dalla presenza di sostanze che proteggono il nostro organismo, come i fattori immunologici e i fattori enzimatici che vanno a proteggere il nostro corpo.

Nel caso in cui nella prima fase iniziale questi fattori non comportino l’uccisione del tumore, si passa alla fase di promozione, ma per avere un ulteriore sviluppo, si devono manifestare i fattori promotori. Per non parlare del fatto che il tumore può rimanere nella fase di latenza per molti anni.

Come possiamo ben intuire, ci può essere una stabilità del nostro organismo, nonostante la presenza di una cellula tumorale.

In conclusione, possiamo dire che i tumori rappresentano delle malattie a lento sviluppo, capaci di rimanere nel loro periodo di latenza per un tempo indefinito. Dal punto di vista della sanità si vuole dare una speranza, perché non tutto è perso se una persona si accorge di avere un tumore, o durante dei controlli si constata l’inizio della sua generazione. Il nostro organismo ha delle grandi capacità di protezione, ma soprattutto noi possiamo fare tanto per poterci proteggere.

In che modo? 

Ve ne parlerò in un prossimo articolo.

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L’alimentazione squilibrata causa tumori.

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Recentemente è stato diagnosticato, che il 30% dei cancri che si manifestano è derivante da un’alimentazione squilibrata.

Lo stile di vita perfetto per vivere in piena salute, infatti, è basato sul seguire un’alimentazione sana, fare attività fisica e vivere a pieno riducendo al limite gli stress della quotidianità.

Non molto tempo fa, a Milano, c’è stato un congresso al quale hanno partecipato medici esperti nel settore, ed hanno affermato che mangiare troppi cibi ricchi di grassi, soprattutto saturi, e mangiare poca frutta e verdura provoca un rischio di tumori pari a quello provocato dal fumo di sigaretta.

Le mioplasie più frequenti derivanti da una dieta errata, interessano i seguenti settori:

  • La mammella;
  • il colon retto;
  • ovaie;
  • rene;
  • cervice;
  • utero.

Quello che dovrebbe ancor più suscitare perplessità è che l’Italia è la madrepatria della dieta mediterranea, ricca di carboidrati, grassi buoni (OMEGA3 – OMEGA6), carni magre, frutta verdura. Nonostante ciò, siamo al primo posto di obesità infantile. Un 12% dei bambini sono obesi.

Il personale che lavora nell’ambito della salute e benessere: laureati in scienze motorie, nutrizionisti, medici ecc. cerca in ogni modo di promuovere la prevenzione.

Infatti, se lo stile di vita degenera in malattie cronico degenerative, curarle è molto più difficile che prevenirle.

Perché provocarci da soli la malattia se basta così poco per stare bene?

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La Dieta Gluten Free fa DIMAGRIRE?

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La dieta Gluten Free è un regime alimentare che sta spopolando negli ultimi anni.

Il principio sul quale si basa è che togliendo il glutine dalla dieta, si dimagrisce molto più velocemente. Conseguentemente a tale affermazione, le persone iniziano a riempire sempre di più i loro carrelli con prodotti senza glutine, i quali dovrebbero essere destinati principalmente a chi ha veramente un’intolleranza al glutine.

Sul mercato spopolano non solo prodotti alimentari, ma persino quelli dedicati all’igiene personale (dentifrici ecc.) con la scritta gluten free.

Questa moda, però è dedicata a chi può permettersi di spendere veramente molti soldi, perché mentre per i celiaci i fondi vengono dati dallo Stato, chi crede a questa nuova moda, li spende tutti di tasca propria.

I prodotti senza glutine, infatti, costano circa 5 volte di più rispetto al resto dei prodotti sul mercato.

Sui social si fa sempre più forte la voce di dietologi e nutrizionisti che smentiscono tale dieta, ma i mass media vincono sempre.

Il potere utilizzato dalle industrie, che manipolano i nostri pensieri attraverso la pubblicità, riesce sempre a conquistare le masse, che affidano i loro sogni e desideri a queste false promesse.

Seguire un’alimentazione senza glutine fa ingrassare, perché si elimina un apporto fondamentale di carboidrati dalla dieta. Questo significa che per poter recuperare quelle sostanze nutritive essenziali alla salute, è necessario recuperarle con i grassi.

In Italia ci sono 170.000 celiaci che acquistano questi prodotti adeguati alla loro necessità.

Però ci sono 2 milioni di famiglie che acquistano prodotti senza glutine.

Il glutine è dannoso unicamente per celiaci e ipersensibili che costituiscono l’1% della popolazione.

Un percorso importante come quello del dimagramento, necessita della guida di persone competenti e laureate nel settore. Dietologi, nutrizionisti, laureati in scienze motorie, sono i professionisti perfetti a cui affidare la propria salute.

Piuttosto che spendere un patrimonio in alimenti a dir poco inutili, ritengo più consono investirli per farsi stilare una dieta e un allenamento personalizzati, in base alle specifiche esigenze dell’individuo in questione.

Per perdere peso bisogna faticare e seguire uno stile di vita sano per tutto l’anno.

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Ruolo dell’esercizio fisico nel ritardo puberale.

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La pubertà ritardata si presenta con la mancata comparsa dei primi segni di sviluppo puberale, che si manifestano prima nel sesso femminile e poi nel sesso maschile.

Tra le principali implicazioni fisiche, possiamo riconoscere una bassa statura, la mancanza dello sviluppo sessuale e una ridotta mineralizzazione ossea. Quest’ultima condizione, può portare a un deficit permanente perché lo sviluppo osseo avviene soprattutto nel periodo adolescenziale.

Oltre ai fattori fisici si verificano, di riflesso, problematiche relazionali con i propri coetanei, genitori e insegnanti, oltre che un conflitto interno nell’essere ”diverso”.

A seconda della causa che ha determinato la condizione di sviluppo ritardato, cambia il tipo di terapia.

Si tratta, spesso, di una condizione spesso nella norma e per tale motivo sta ai genitori o a chi ne fa le veci, insieme al medico, il ruolo di tranquillizzare l’adolescente in questione.

Nonostante il ricevuto supporto morale, il ragazzo o la ragazza può soffrire tantissimo della sua condizione e dunque si possono somministrare steroidi anabolizzanti o testosterone a basse dosi nel maschio ed estrogeni nella femmina per qualche mese, tutto ciò per migliorare la statura in attesa della pubertà.

Se si tratta, invece, di una condizione derivante da uno stato patologico o da uno stato di malnutrizione, la terapia cambia, poiché in questo caso a livello di statura non vi sono variazioni rispetto ai coetanei, ma piuttosto si verifica una condizione di ipogonadismo, che va risolta assumendo ormoni gonadici in relazione alle diverse forme patologiche. Questa terapia non potrà però risolvere una futura condizione di sterilità.

Cosa si consiglia a livello sportivo?

L’esercizio fisico è uno dei cardini fondamentali per garantire un corretto sviluppo del bambino/adolescente, ma dev’essere affidato alla competenza di un istruttore laureato in scienze motorie.

Lo sport è molto importante in età evolutiva, per gli stessi motivi per cui lo è nella vita adulta, ma anche perché nel bambino il corpo ed il movimento sono fonte e mezzo di apprendimento (Piaget, 1936).

Esso può concorrere alla formazione di una personalità armonica ed equilibrata. Pertanto tale motivo bisogna considerare il ragazzo nella sua globalità.

Quindi, lo sport come mezzo educativo, deve essere integrale, rivolto alla corporeità, all’affettività, alla cognitività e alla socialità della persona. Dunque per organizzare l’attività più consona al bambino è necessario tener conto del livello di sviluppo motorio e cognitivo raggiunti e il livello di socializzazione. (G. Palazzolo, I. Sanna)

E’ importante sottolineare che nonostante le energie di cui si dispone nella giovane età, non bisogna mai far praticare sport in grosse quantità, poiché ciò potrebbe compromettere la crescita puberale attraverso vari meccanismi corporei.

Dunque come si può procedere?

  • Affidando la salute del proprio bambino a una persona competente nel settore, ovvero il laureato di scienze motorie, il quale ha studiato per anni in medicina e chirurgia e ha fatto esperienza sul campo durante la carriera universitaria;
  • Incoraggiando il proprio figlio a praticare sport secondo i suoi interessi e attitudini;
  • Evitando la specializzazione in un singolo sport ma promuovendo la variabilità;
  • Curando nei dettagli l’alimentazione al fine di donare tutti i nutrienti essenziali alla crescita.

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L’esercizio fisico CURA il Diabete mellito tipo2

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Il diabete mellito 2 è una malattia cronico-degenerativa che deriva, per la maggior parte dei casi, da uno stile di vita squilibrato e dunque tipico di un soggetto sedentario e dedito ad un regime alimentare non equilibrato.

L’esercizio fisico è considerato terapia cardine della cura di questa patologia ed è per questo motivo che, con queste parole, voglio sottolinearne l’importanza, sia come metodo preventivo che curativo del DM.

 

Con il termine diabete mellito si raggruppa un insieme di malattie accomunate da iperglicemia. L’iperglicemia può essere provocata da difetti di secrezione dell’insulina e/o difetti di azione dell’insulina.

A lungo andare, una condizione di iperglicemia cronica, comporta disfunzioni e lesioni in diversi distretti (reni, cuore, vasi, nervi, retina etc.)

Bisogna perciò prestare particolare attenzione ai soggetti affetti da sindrome metabolica (i quali sviluppano patologie come cardiopatia ischemica, diabete, gotta ed altre ancora), in modo tale da avviare corretti programmi di prevenzione del DM2.

Troviamo tra le categorie a rischio di DM2 i soggetti IFG e IGT, ovvero casi di prediabete associato a obesità, alti livelli di trigliceridi e basso HDL + ipertensione.

La prevalenza del diabete in Italia va dal 10 al 23 % e la Sardegna presenta la più alta incidenza di DM1 in tutto il mondo.

La scelta dell’esercizio fisico come prevenzione e cura del DM2 è importante poiché le fonti energetiche utilizzate dipendono dal tipo di disciplina sportiva praticata, che a sua volta determina il tipo di fibre muscolari che vengono maggiormente attivate.

L’esercizio di potenza muscolare favorisce la crescita di fibre bianche, a contrazione rapida, mentre l’esercizio di resistenza favorisce la crescita delle fibre rosse che hanno una grande capacità ossidativa, perché ricche di mitocondri e vasi sanguigni.

L’allenamento di resistenza muscolare DETERMINA l’attivazione di AMPK, una protein kinasi che attiva il gene PGC-1, il quale a sua volta regola i geni coinvolti nel metabolismo energetico collegando gli stimoli esterni alla attività mitocondriale ed è un fattore importante nella determinazione tipo di fibra muscolare, e determina l’attivazione di PPAR-delta, un recettore nucleare coinvolto nella costruzione e nel funzionamento del muscolo.

L’attività fisica infatti determina la rottura del legame altamente energetico del fosforo dell’ATP liberando energia necessaria per la contrazione muscolare. Ciò determina aumento dell’AMP che a sua volta attiva la sua kinasi AMPK per ristabilire, riproducendo il legame con consumo di energia, i livelli di ATP che permettono la contrazione muscolare.

Aumenta anche l’enzima malonil-CoA che aumenta la concentrazione di acidi grassi nei mitocondri in modo da utilizzarli come fonte energetica.

I PPAR sono importanti perché permettono l’aumento delle fibre ossidative dopo l’allenamento oltre che essere un gene master (regolatore) delle cellule di grasso: in particolar modo l’isotipo PPAR-delta è attivato con l’attività fisica, permettendo così la beta ossidazione degli acidi grassi.

Diversi studi condotti negli ultimi anni, che hanno arruolato 2000 controlli e 2200 soggetti a rischio di diabete, hanno stabilito che una dieta a basso regime calorico e una moderata attività fisica hanno ridotto di circa il 58% l’insorgenza del diabete in persone IGT rispetto a soggetti non trattati.

Tali benefici perdurano significativamente da 6 a 20 anni alla fine del trattamento intensivo: si tratta della memoria metabolica.

Gli sports più adatti alla cura e prevenzione del DM2, sono quelli di tipo aerobico, che coinvolgono le masse muscolari maggiori, quelle degli arti inferiori, a un intensità tra 40-60% per bruciare i grassi.

La durata, escludendo riscaldamento e defaticamento, dev’essere tra i 30-60 minuti al giorno.

Negli ultimi tempi è stata constatata l’importanza dell’interval training, ovvero ALLENAMENTO DISCONTINUO composto da delle SERIE DI ESERCIZI A VARIE INTENSITÀ alternate a PERIODI DI RIPOSO ATTIVO O PASSIVO, che permette di ottenere grandi risultati in circa 15 minuti escludendo il riscaldamento.

Altro fattore importante riguarda le precauzioni da seguire per evitare traumi o ipoglicemie e ottenere buoni risultati:

UTILIZZARE CALZATURE ADEGUATE;

MONITORARE LA GLICEMIA PRIMA, DOPO E DURANTE L’ALLENAMENTO;

ECG A RIPOSO E SOTTO-SFORZO;

DIETA BASATA SUL 50-60% DEI CARBOIDRATI, 10-15% PROTEINE E 25-30% GRASSI CON DEFICIT DI 300 KCAL AL GIORNO, RICCA DI FIBRE E INTEGRAZIONE IDROSALINA

La domanda finale è: Può l’esercizio fisico curare il diabete?

Si, attraverso l’esercizio fisico si possono prevenire i casi di insorgenza di diabete in soggetti predisposti o addirittura mandare in remissione il diabete di tipo2, intervenendo sullo stile di vita.

 

                                                                                                      Dott.ssa Giulia Spano