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Culotte de Chevals: come eliminarle?

 

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Un problema che affligge molte donne, proprio per il fatto che è insito nella natura femminile, è l’accumulo di grasso nella zona trocanterica, meglio conosciuto come ”culotte de chevals”.

Ci sono donne che sono maggiormente predisposte ad accumulare adipe in questa zona e donne che lo sono di meno. Dipendendo da un fattore genetico, risulta molto complesso eliminarle, nonostante una persona si impegni a seguire uno stile di vita attivo e un’alimentazione curata.

Il corpo della donna è stato creato per poter affrontare il periodo difficile della gravidanza, durante il quale bisogna nutrire e accudire un’altra vita. Per tale motivo la donna rispetto all’uomo possiede una maggiore percentuale di grasso corporeo.

Nonostante la difficoltà nell’eliminare questo grasso localizzato, si può comunque ottenere una sua riduzione, seguendo i seguenti punti:

  1. Alimentazione sana;
  2. Attività fisica;
  3. Utilizzare calzature adeguate;
  4. Non fumare;
  5. Non bere alcolici;
  6. Adeguata idratazione;
  7. Ridurre lo stress.
  8. Dormire  7-8 ore.

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Fumare ti uccide lentamente.

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Questo tema dovrebbe interessare non solo i fumatori, ma anche chi non fa uso di queste sostanze e magari vive a stretto contatto con chi le assume quotidianamente.

L’essere umano tende sempre ad accettare le cose così come sono, senza fare nulla per cambiarle, nonostante gli causino malori.

Questo accade perché per quanto riguarda il fumo la maggior parte della popolazione che ne abusa non ha danni apparenti che derivano da esso. Che si veda o no, il fumo danneggia il nostro sistema cardio-respiratorio.

Una delle cose che i fumatori dovrebbero valutare è che tutti i soldi spesi in sigarette, vanno a finire nelle casse dello Stato, che si arricchisce a discapito della vostra salute.

In sostanza, lo Stato ha legalizzato una droga che vi uccide solo col passare degli anni, apparendo meno pericolosa di quello che è, e voi state pagando per uccidervi.

Quali sono i danni che il fumo comporta?

  1. Enfisema polmonare
  2. Edema polmonare

Entrambe comportano la morte cellulare. Soprattutto se il danno si verifica nel nostro sistema cardiocircolatorio, non c’è proprio scampo.

Il nostro sistema respiratorio è costituito da bocca, trachea, polmoni, bronchi, bronchioli e alveoli.

Negli alveoli si verifica uno scambio dei gas e quindi un contatto tra ambiente interno ed esterno.

Fumando, i macrofagi (cellule che proteggono il nostro organismo) percepiscono l’entrata di sostanze patogene e si dirigono negli alveoli, attaccandoli per distruggere le sostanze nocive.

In questo modo, uccidono la cellula in se (alveolo) e ciò comporta l’enfisema polmonare. Esso è caratterizzato dalla presenza di molte meno cellule alveolari, ma sono più grandi. Il polmone avrà dunque un’elevata compliance o elevata capacità di espandersi, ma una ridotta elasticità e dunque incapacità di riprendere la sua conformazione iniziale.

L’edema polmonare, invece, è caratterizzato da una grande quantità di liquido interstiziale che non permette all’ossigeno di diffondersi, perché non può disciogliersi nei liquidi corporei ma può essere solo trasportata dai globuli rossi.

Di conseguenza, essendovi una ridotta superficie di scambio, provoca ipossia e ipercapnia.

L’edema polmonare è molto grave e può portare alla morte stessa.

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Perdere peso solo con la dieta: è possibile?

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La maggior parte delle persone, sono convinte del fatto che basti unicamente seguire un regime alimentare ipocalorico per perdere il peso in eccesso.

Da un certo punto di vista, sembra quasi vera questa ipotesi, perché molte persone dicono di riuscire a dimagrire molto più facilmente senza praticare attività fisica.

Sembra, infatti, che il peso praticando attività fisica, rallenti la sua discesa.

Nonostante i risultati all’apparenza positivi, ciò che conta realmente non è il numeretto che appare sulla bilancia, bensì la composizione corporea che sarebbe la percentuale di massa magra e massa grassa di cui siamo costituiti.

La maggior parte dei medici, infatti, consiglia al paziente di affiancare sempre l’attività fisica al regime alimentare assegnato. Ovviamente, se ci si affida a un personale competente, come un laureato in scienze motorie, si va sempre sul sicuro, perché sa adattare con criterio, in base agli studi medici condotti, le vostre condizioni fisiche al tipo di attività fisica che più vi garantisca giovamento.

Che benefici comporta l’attività fisica?

  • Ci permette di bruciare più calorie;
  • aumentare il nostro metabolismo a riposo;
  • definire, tonificare il nostro fisico.

Quali sono gli aspetti negativi di chi non affianca lo sport alla dieta?

Quando una persona si limita a seguire la dieta senza uno stile di vita attivo, vi sono alcuni fattori negativi che si verificano.

Magari, nella bilancia, il peso che appare è inferiore a quello iniziale, ma in che senso?

Il nostro corpo, durante un regime ipocalorico, attinge prima di tutto dal muscolo, il quale possiede energia facilmente reperibile e utilizzabile dal nostro organismo, piuttosto che dal grasso, molto più complicato da smuovere.

In questo modo si perdono soprattutto massa magra e liquidi e quindi il peso cala, ma non in meglio.

Quando il soggetto in questione, riprende ad alimentarsi come prima di iniziare la dieta, riprende tutti i chili persi, se non di più!

Bisogna perdere la concezione di peso corporeo  come risultato primario e concentrarsi sul cambiare la nostra composizione corporea.

La perdita della massa grassa si stimola soprattutto praticando attività fisica.

Altro motivo per il quale è sempre un bene associare lo sport alla dieta è che diminuendo l’introito calorico, si rallenta anche il metabolismo e di conseguenza si dovrebbero restringere le calorie all’infinito per continuare a ottenere risultati senza ritrovarsi in una situazione di stallo.

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                                                                                     Dott.ssa Giulia Spano

                                                                                 (Scienze delle attività motorie e sportive)


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I ”vizi” del portamento.

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L’essere umano è l’unico essere vivente che cammina in posizione eretta e la nostra colonna vertebrale ci permette di poter mantenere questa posizione tramite le sue curve fisiologiche, che attraverso anche ai nostri muscoli, ci garantisce equilibrio.

Nel caso in cui questa struttura venga intaccata in qualche modo, possono verificarsi diverse conseguenze.

Il vizio nel portamento si genera quando un individuo mantiene posizioni non consone al nostro assetto corporeo. Quando il vizio può essere corretto dalla persona, si parla di paramorfismo, mentre se non è possibile una sua correzione per via di una modificazione della sua struttura anatomica, si parla di dismorfismo. Questo perchè le strutture scheletriche sono state intaccate e dunque anche se ci mettiamo in altre posizioni non si allinea nel modo corretto.

Parlando di paramorfismo, esso viene generato da:

  • non svolgere attività fisica;
  • assumere posizioni scorrette;
  • stare troppo tempo seduti in posizioni non adeguate;

Quali problematiche ne derivano?

Debolezza e rigidità muscolare sono le prime conseguenze che ne derivano.

I principali paramorfismi della colonna vertebrale riguardano sono i seguenti:

  • il portamento rilassato: tipico difetto che fa parte dell’età evolutiva dovuto a un tono muscolare troppo basso;
  • atteggiamento lordotico: accentuazione curva lombare nella sua convessità anteriore;
  • atteggiamento cifotico: aumento della curva dorsale a convessità posteriore;
  • atteggiamento scoliotico: deviazione laterale della colonna vertebrale senza rotazione dei dischi, altrimenti si parlerebbe di scoliosi vera e propria.

Le possibili cause sono:

  • assunzione di posizioni scorrette a lunga durata;
  • accorciamento dell’arto inferiore;
  • insufficiente pratica motoria.

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                                                                                     Dott.ssa Giulia Spano

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I tumori: come si formano.

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Utilizzando il termine ”neoplasie maligne” si è soliti indicare la neoformazione di cellule e quindi di tessuti, caratterizzati da un accrescimento autonomo e progressivo, che si moltiplica nel corso del tempo. Tutto questo meccanismo è afinalistico, poiché privo di scopo e atipico.

L’inizio del processo di cancerogenesi è basato sul fatto che avviene una mutazione nel nostro corredo genetico e dunque nel DNA.

Si distinguono due fasi della formazione del tumore:

  • Fase di iniziazione: agiscono tutti gli agenti chimici, fisici, biologici che vanno a interagire contribuendo alla formazione cellulare. Affinché il tumore si verifichi, deve svilupparsi la seconda fase;
  • Fase di promozione: sono presenti tutti quegli agenti a livello metabolico che vanno a incrementare l’accrescimento della cellula maligna.

Cosa avviene a livello del DNA nella fase di iniziazione?

Il processo di iniziazione è un meccanismo dose-dipendente che non ha un limite soglia, ovvero non si conosce il livello base per il quale una sostanza inizia ad arrecarci malessere. Questo ci fa comprendere che non avremo mai la certezza assoluta del livello di assunzione tale per cui quella sostanza ci possa alterare il corredo genetico.

Possono manifestarsi delle rotture del DNA, errori di riparazione, deiezione, traslocazione, che possono essere provocati da un agente chimico, fisico, biologico o da un suo metabolita attivo.

Cosa avviene a livello del DNA nella fase di promozione?

La fase di promozione, invece, non ha un livello limite, nella quale si verifica. Può essere promossa al medesimo modo dagli stessi fattori precedentemente citati nella fase di iniziazione.Si distinguono i fattori che rendono concreto il processo di cancerogenesi e i fattori che proteggono l’organismo bloccando la formazione della neoplasia maligna.

Il processo di formazione del tumore può essere incentivato da sostanze che lo promuovono, oppure può essere soppressa dalla presenza di sostanze che proteggono il nostro organismo, come i fattori immunologici e i fattori enzimatici che vanno a proteggere il nostro corpo.

Nel caso in cui nella prima fase iniziale questi fattori non comportino l’uccisione del tumore, si passa alla fase di promozione, ma per avere un ulteriore sviluppo, si devono manifestare i fattori promotori. Per non parlare del fatto che il tumore può rimanere nella fase di latenza per molti anni.

Come possiamo ben intuire, ci può essere una stabilità del nostro organismo, nonostante la presenza di una cellula tumorale.

In conclusione, possiamo dire che i tumori rappresentano delle malattie a lento sviluppo, capaci di rimanere nel loro periodo di latenza per un tempo indefinito. Dal punto di vista della sanità si vuole dare una speranza, perché non tutto è perso se una persona si accorge di avere un tumore, o durante dei controlli si constata l’inizio della sua generazione. Il nostro organismo ha delle grandi capacità di protezione, ma soprattutto noi possiamo fare tanto per poterci proteggere.

In che modo? 

Ve ne parlerò in un prossimo articolo.

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Dimagrire solo col cardio: è possibile?

 

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Una domanda che mi pongono tante persone, essendo professionista nel settore delle scienze motorie, riguarda l’attività aerobica a lunga durata, denominata spesso con il nome ”cardio”.

”Si può dimagrire solo con il cardio?”

Attività a lunga durata (endurance) come la corsa, la camminata, ciclismo, zumba e così via, apportano senza alcun dubbio, innumerevoli benefici al nostro organismo.

Nonostante ciò, per poter perdere i Kg in eccesso, è necessario praticare un allenamento che stimoli la crescita muscolare, aumentando di conseguenza il nostro metabolismo a riposo.

Infatti, i grassi vengono utilizzati come fonte energetica proprio quando siamo in stato di inattività.

Le donne, in particolar modo, hanno dei freni nel cimentarsi in allenamenti con i sovraccarichi, per il semplice fatto che hanno paura di ingrossare.

Questa paura nasce da convinzioni erronee, al cominciare dal fatto che si fa solo caso al peso sulla bilancia, invece che dare importanza alla composizione corporea.

La composizione corporea, infatti, si basa sulle percentuali di massa grassa e massa magra di cui si costituisce il nostro fisico.

Avete presente le foto del prima e del dopo?

Quella stessa persona può magari presentare il medesimo peso sulla bilancia, ma nella prima foto si vede chiaramente uno stato di obesità dato da un eccesso di massa grassa, mentre nella seconda foto è chiaramente evidente lo stato di perfetta forma fisica, in cui l’adipe è ridotto al minimo.

Torniamo a parlare dell’allenamento cardio e di cosa comporta nel processo di dimagramento:

  1. Un’attività cardiovascolare, comporta come prima cosa la diminuzione della massa magra (muscolare) perché è nei muscoli che risiedono le fonti energetiche facilmente reperibili, rispetto alle fonti di grasso che sono molto più complesse da coinvolgere come fonti energetiche. Di conseguenza se una persona va a pesarsi sulla bilancia ha perso del peso, ma in maniera errata perché ha perso la componente buona ed è rimasta solo quella adiposa;
  2. Per poter bruciare un Kg di grasso attraverso il cardio, bisogna allenarsi tante volte al giorno e per tutti i giorni (4-5 ore), ottenendo addirittura scarsi risultati;

Qual è la miglior strategia per bruciare grassi?

  1. Le Hiit sono una tipologia di allenamento che sta spopolando, in cui si alternano esercizi a bassa intensità a esercizi ad alta intensità, per un tempo totale di 15 minuti. Dunque, in poco tempo, attivano il metabolismo e ci permettono di bruciare grassi a riposo;
  2. In linea generale un allenamento che ci permette di ottenere il massimo dei benefici e di bruciare grassi a riposo è un allenamento che stimoli la componente attiva del nostro corpo, ovvero il muscolo. Un allenamento con sovraccarichi, a corpo libero non può che giovare.

Ovviamente, se si alternano allenamenti cardiovascolari a lunga durata, ad allenamenti con sovraccarichi, si ottengono comunque dei benefici importanti.

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