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Obesità: i benefici dell’attività fisica!

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Ormai è risaputo che l’obesità è portatrice di molte malattie e che quindi i soggetti che sono in stato di sovrappeso ma soprattutto obesità, sono più inclini a sviluppare una moltitudine di patologie.

In alcuni casi viene ipotizzato un rapporto di causa-effetto, come nel caso delle patologie causate a livello dell’apparato osteoarticolare, mentre in alcuni casi come nelle dislipidemie il rapporto è in concomitanza.

Inoltre, l’obesità è in grado di aggravare il decorso di moltissime malattie. Quindi se un soggetto per genetica è portatore di una data malattia e conduce uno stile di vita che comporta lo stato di obesità, la malattia in questione peggiora.

Possiamo raggruppare in 4 tipologie le complicanze dell’obesità:

  • Metaboliche;
  • Meccanica;
  • Psicosociali;
  • Sfera sessuale.

Diversi studi hanno dimostrato che una buona parte dei casi di mortalità sono proprio associati a uno stile di vita sedentario. Questo dovrebbe far riflettere le persone che si trovano in questo stato e dargli input per reagire e cambiare completamente lo stile di vita.

L’attività fisica non va ad agire solo sul dispendio calorico, ma anche sulla sfera psicologica. Praticare attività fisica riduce il rischio di sviluppo di malattie legate al sistema cardiocircolatorio e metabolico.

Per tale motivo lo sport è una vera e propria terapia che permette di evitare gli effetti collaterali dei farmaci.

Per sapere in maniera dettagliata ogni aspetto di questo argomento, GUARDA IL SEGUENTE VIDEO:


Per maggiori informazioni e richiesta di una prima seduta di valutazione, puoi contattarmi al seguente indirizzo e-mail :

giulia._.spano@live.it


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Obesità e sport: ruolo dell’esercizio fisico.

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Negli ultimi anni, si è evidenziato sempre di più il ruolo dell’esercizio fisico, come terapia di molte patologie cause di mortalità.

L’obesità è una condizione corporea che deriva da un eccesso dell’introito calorico giornaliero e per tale motivo, oltre che ridurre i macronutrienti, è necessario aumentare la spesa energetica attraverso il movimento.

Nonostante si conosca il ruolo importante che ha l’esercizio fisico sulle nostre vite, la maggior parte degli individui riesce a modificare l’alimentazione piuttosto che il proprio stile di vita e questo spesso non è abbastanza.

In particolar modo, questa condizione si verifica soprattutto nelle popolazioni urbane, di cui i bambini sono sempre più a rischio di obesità, poiché dediti a uno stile di vita sedentario, privilegiando i videogames e la televisione, piuttosto che lo sport.

Per tale motivo lo sport è introdotto sempre di più nei programmi di perdita peso.

Il training fisico, ovvero un’attività fisica costante, ottimizza il sistema corporeo e dunque la sua fitness muscolare, ovvero tutti i sistemi fisiologici dell’organismo che agiscono a riposo.

Attraverso la pratica dell’esercizio, si può modificare anche la composizione muscolare, promuovendo la trasformazione delle fibre di tipo IIb, o insulino-resistenti, in fibre IIa, dette anche fibre bianche a contrazione veloce, che sono insulino sensibili.

In questo modo vi sarà un miglioramento della performance metabolica.

A questo proposito, possiamo citare l’interval training, il quale ha riscosso enorme successo nella cura della sindrome metabolica di cui l’obesità addominale e uno dei sintomi principali.

L’interval training è basato su esercizi a diverse intensità alternati da periodi di riposo attivo o passivo. La durata dell’allenamento, escludendo riscaldamento e defaticamento, va dai 15 ai 20 minuti.

In questo modo i soggetti affetti da obesità, oltre a essere maggiormente motivati a praticare l’esercizio in un tempo breve, ottengono anche un’aumento delle fibre bianche, le quali con il passare degli anni tendono a diminuire.

Che tipo di programma dovrebbe seguire un soggetto obeso?

Dopo aver accertato con un esame clinico le eventuali patologie associate al proprio stato di obesità e le proprie abitudini di vita, verrà eseguito a seconda della condizione di salute e dell’età del paziente, un ECG a riposo e sotto sforzo, poiché i pazienti cardiopatici devono seguire un programma di allenamento specifico in centri medici.

Pazienti affetti dal DM2 (diabete mellito 2 ) non potranno praticare diversi sport che risulterebbero compromettenti al proprio stato di malattia.

Il grado di obesità è altrettanto importante nella valutazione, poiché da esso dipenderà il volume e l’intensità del lavoro prescritto.

Pertanto è facile intuire che come in tutti i programmi di allenamento, la gradualità è un fattore predominante e permette di migliorare la condizione muscolare e articolare e i sistemi cardiocircolatorio e respiratorio.

Per tale motivo, il programma ideale dev’essere sempre e solo affidato a un laureato in scienze motorie, il quale attraverso una stretta comunicazione con il medico, strutturerà in base alla condizione effettiva del paziente, modificandolo nel tempo, in base ai miglioramenti acquisiti dal soggetto in cura.

 

Per maggiori informazioni e richiesta di una prima seduta di valutazionale, puoi contattarmi al seguente indirizzo e-mail :

giulia._.spano@live.it

                                                                                          Dott.ssa Giulia Spano

                                                                                       (Scienze delle attività motorie e sportive)


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L’esercizio fisico CURA il Diabete mellito tipo2

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Il diabete mellito 2 è una malattia cronico-degenerativa che deriva, per la maggior parte dei casi, da uno stile di vita squilibrato e dunque tipico di un soggetto sedentario e dedito ad un regime alimentare non equilibrato.

L’esercizio fisico è considerato terapia cardine della cura di questa patologia ed è per questo motivo che, con queste parole, voglio sottolinearne l’importanza, sia come metodo preventivo che curativo del DM.

 

Con il termine diabete mellito si raggruppa un insieme di malattie accomunate da iperglicemia. L’iperglicemia può essere provocata da difetti di secrezione dell’insulina e/o difetti di azione dell’insulina.

A lungo andare, una condizione di iperglicemia cronica, comporta disfunzioni e lesioni in diversi distretti (reni, cuore, vasi, nervi, retina etc.)

Bisogna perciò prestare particolare attenzione ai soggetti affetti da sindrome metabolica (i quali sviluppano patologie come cardiopatia ischemica, diabete, gotta ed altre ancora), in modo tale da avviare corretti programmi di prevenzione del DM2.

Troviamo tra le categorie a rischio di DM2 i soggetti IFG e IGT, ovvero casi di prediabete associato a obesità, alti livelli di trigliceridi e basso HDL + ipertensione.

La prevalenza del diabete in Italia va dal 10 al 23 % e la Sardegna presenta la più alta incidenza di DM1 in tutto il mondo.

La scelta dell’esercizio fisico come prevenzione e cura del DM2 è importante poiché le fonti energetiche utilizzate dipendono dal tipo di disciplina sportiva praticata, che a sua volta determina il tipo di fibre muscolari che vengono maggiormente attivate.

L’esercizio di potenza muscolare favorisce la crescita di fibre bianche, a contrazione rapida, mentre l’esercizio di resistenza favorisce la crescita delle fibre rosse che hanno una grande capacità ossidativa, perché ricche di mitocondri e vasi sanguigni.

L’allenamento di resistenza muscolare DETERMINA l’attivazione di AMPK, una protein kinasi che attiva il gene PGC-1, il quale a sua volta regola i geni coinvolti nel metabolismo energetico collegando gli stimoli esterni alla attività mitocondriale ed è un fattore importante nella determinazione tipo di fibra muscolare, e determina l’attivazione di PPAR-delta, un recettore nucleare coinvolto nella costruzione e nel funzionamento del muscolo.

L’attività fisica infatti determina la rottura del legame altamente energetico del fosforo dell’ATP liberando energia necessaria per la contrazione muscolare. Ciò determina aumento dell’AMP che a sua volta attiva la sua kinasi AMPK per ristabilire, riproducendo il legame con consumo di energia, i livelli di ATP che permettono la contrazione muscolare.

Aumenta anche l’enzima malonil-CoA che aumenta la concentrazione di acidi grassi nei mitocondri in modo da utilizzarli come fonte energetica.

I PPAR sono importanti perché permettono l’aumento delle fibre ossidative dopo l’allenamento oltre che essere un gene master (regolatore) delle cellule di grasso: in particolar modo l’isotipo PPAR-delta è attivato con l’attività fisica, permettendo così la beta ossidazione degli acidi grassi.

Diversi studi condotti negli ultimi anni, che hanno arruolato 2000 controlli e 2200 soggetti a rischio di diabete, hanno stabilito che una dieta a basso regime calorico e una moderata attività fisica hanno ridotto di circa il 58% l’insorgenza del diabete in persone IGT rispetto a soggetti non trattati.

Tali benefici perdurano significativamente da 6 a 20 anni alla fine del trattamento intensivo: si tratta della memoria metabolica.

Gli sports più adatti alla cura e prevenzione del DM2, sono quelli di tipo aerobico, che coinvolgono le masse muscolari maggiori, quelle degli arti inferiori, a un intensità tra 40-60% per bruciare i grassi.

La durata, escludendo riscaldamento e defaticamento, dev’essere tra i 30-60 minuti al giorno.

Negli ultimi tempi è stata constatata l’importanza dell’interval training, ovvero ALLENAMENTO DISCONTINUO composto da delle SERIE DI ESERCIZI A VARIE INTENSITÀ alternate a PERIODI DI RIPOSO ATTIVO O PASSIVO, che permette di ottenere grandi risultati in circa 15 minuti escludendo il riscaldamento.

Altro fattore importante riguarda le precauzioni da seguire per evitare traumi o ipoglicemie e ottenere buoni risultati:

UTILIZZARE CALZATURE ADEGUATE;

MONITORARE LA GLICEMIA PRIMA, DOPO E DURANTE L’ALLENAMENTO;

ECG A RIPOSO E SOTTO-SFORZO;

DIETA BASATA SUL 50-60% DEI CARBOIDRATI, 10-15% PROTEINE E 25-30% GRASSI CON DEFICIT DI 300 KCAL AL GIORNO, RICCA DI FIBRE E INTEGRAZIONE IDROSALINA

La domanda finale è: Può l’esercizio fisico curare il diabete?

Si, attraverso l’esercizio fisico si possono prevenire i casi di insorgenza di diabete in soggetti predisposti o addirittura mandare in remissione il diabete di tipo2, intervenendo sullo stile di vita.

 

                                                                                                      Dott.ssa Giulia Spano

 

 


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Cardiopatie ischemiche.

Convivere con una malattia è tra le esperienze più difficili della vita. Essere limitati in ogni aspetto personale e sociale, può mettere a dura prova la nostra psiche e tutto ciò che ne deriva.

Quando nasci con una patologia a trasmissione genetica, non hai scelta, te la porterai per tutto il tuo percorso di crescita, cercando con l’aiuto dei medici di attenuarla e tenerla sotto controllo.

Il tema di oggi riguarda quelle patologie che sono per la maggior parte dei casi, derivanti dal nostro comportamento errato nella vita di tutti i giorni, ovvero uno stile di vita sedentario, alimentazione per niente sana, essere esposti a sostanze inquinanti, tutte cose che ci indeboliscono fortemente, sino al condurci in fin di vita.

Diamo innanzitutto uno sguardo generale alle cardiopatie ischemiche, per comprendere meglio di che si tratta:

si tratta di tutte quelle malattie cardiache legate a una riduzione sia relativa che assoluta, dell’apporto di ossigeno al miocardio. Una volta verificatasi questa assenza di O2, le sindromi cliniche saranno le seguenti: angina pectoris, infarto miocardio, miocardiosclerosi e morte improvvisa per l’occlusione di una coronaria.

Sono tutte malattie difficili nella fase preclinica, il che rende ancor più complesso curarle nella fase di prevenzione secondaria.

Nonostante nell’ultimo ventennio, le cardiopatie ischemiche sono in netta diminuzione, nel nostro Paese l’1,8 per mille sull’intera popolazione, ovvero 100.000 morti/anno, muoiono per queste patologie.

L’industrializzazione è un fattore determinante, poiché si nota un livello maggiore di soggetti malati, nei paesi più evoluti, per via del fattore inquinamento, rispetto che in quelli meno tecnologici.

Questo dovrebbe farci riflettere…

Nel verificarsi della malattia, possiamo distinguere tra fattori che POSSIAMO MODIFICARE (al fine di evitare il malessere) e FATTORI NON MODIFICABILI.

– Fattori non modificabili:

si tratta del sesso e dell’ereditarietà. Nel primo caso, è importante sottolineare che gli uomini sono quelli che incontrano spesso queste problematiche. La donna infatti sino alla menopausa è protetta dalla produzione ormonale, che dopo i 45 anni si attenua.

Nel secondo caso, invece, parliamo delle ”famiglie vascolari”, ovvero quei rami familiari in cui c’è una predisposizione nell’ammalarsi di cardiopatie ischemiche.

– Fattori modificabili: 

sono di diverso tipo e presentano varie sfumature se combinate tra di loro. Le alterazioni del metabolismo lipidico, sono caratterizzate dalla produzione di colesterolo cattivo in eccesso. Questo fattore può essere anche associato in minima parte alla genetica, ma generalmente deriva da una corretta alimentazione.

L’ipertensione arteriosa è uno dei fattori più aggravanti e difficili da gestire. Il fumo di tabacco incide ulteriormente nel verificarsi dell’ipertensione, perchè ha come componenti principali la nicotina e l’ossido di carbonio.

La nicotina provoca vasocostrizione e rende difficile lo scorrimento del sangue, mentre la CO si lega all’emoglobina e impedisce il trasporto di ossigeno ai tessuti.

ARTICOLO SUL FUMO: https://amatestessa.com/2014/09/13/la-respirazione-e-gli-effetti-dannosi-del-fumo/

VIDEO SUL FUMO: 

La sedentarietà è un altro fattore che incide moltissimo poiché apporta notevoli benefici al nostro metabolismo e al sistema cardiocircolatorio, agevolandone il battito e la pressione.

Il diabete spesso si associa alle cardiopatie ischemiche, dato che i soggetti che ne soffrono sono spesso in sovrappeso.

Come si possono prevenire queste malattie?

Attraverso degli interventi COMUNITARI, si può promuovere uno stile di vita sano. La scuola è uno degli ambienti in cui si punta maggiormente per educare sin dalla tenera età i bambini a vivere la vita a pieno.

Nel caso in cui il soggetto sia predisposto per ereditarietà a queste patologie, l’intervento è di tipo INDIVIDUALE, perciò sarà il medico a seguirlo e a proporgli un programma specifico per le sue caratteristiche.


♔WithLoveGiulietta♔


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La pizza e gli alimenti cotti ad alte temperature provocano il cancro!

Nella nostra società, si è instaurata la routine della ‘pizza del sabato sera’, la quale accompagna divertenti serate in famiglia e con amici. La pizza si prospetta come ottima alternativa quando non si ha voglia di cimentarsi in cucina e soprattutto l’unico alimento capace di soddisfare tutti gli ospiti!

Inoltre, con il fatto che si può ordinare a domicilio, si realizza il combo perfetto!

E che possiamo dire del pranzo della domenica? Soprattutto adesso che siamo in piena primavera, le giornate ci permettono di pranzare all’aperto e possiamo organizzare della arrostite di carne e pesci all’aperto, con tutte le persone a noi care. Sicuramente si tratta di un piacevole momento di armonia, ma dietro a tutto ciò si nasconde il male, perché ci ritroviamo ad assumere sostanze altamente nocive alla nostra salute.

Dovete sapere che la cottura è essenziale nei processi di preparazione degli alimenti, e come vi ho spiegato nei precedenti articoli, se un nutriente viene sottoposto a temperature troppo elevate, perde le sue sostanze nutritive, le quali si trasformano in vero e proprio veleno.

Durante la cottura della pizza nel forno a legna, si generano altissime quantità di fumi e sostanze tossiche che si depositano sull’alimento in questione e questo fenomeno si manifesta anche nella cottura alla brace, al microonde e in generale in qualsiasi cottura prolungata ad alte temperature.

Quali sono le sostanze in questione?

Le ammine eterocicliche, sono sostanze che esistono sia in forma buona, ma anche in forma altamente cancerogena, e questo si genera dalla cottura a temperature troppo elevate o in tempi di cottura prolungati in eccesso. Questo fenomeno si manifesta soprattutto nella carne e nel pesce alla brace, in cui la creatina (un elemento presente nel tessuto muscolare) e altri aminoacidi reagiscono con gli zuccheri. Cosa provocano le HCA? lo sviluppo di alcuni tipi di cancro, tra cui quello al colon, alla prostata e allo stomaco.

Per ridurre le quantità di queste sostanze cancerogene, è necessario cuocere la carne al di sotto di 100°C, optando su cotture meno invasive come la stufatura e la bollitura. Inoltre bisogna cercare di cuocere solo il necessario senza eccedere.

Gli idrocarburi policiclici aromatici, si generano nel corso di una combustione incompleta di materiale organico come carbone, legno, petrolio, tabacco, grasso ecc.

Ritroviamo questi elementi nocivi nel fumo di sigaretta, nella carne o nel pesce cotti alla griglia o alla brace, nelle fritture dell’olio, ma anche nelle zone soggette a incendi o vulcaniche.

Il benzopirene: è altamente cancerogeno e si forma nella cottura della carne troppo eccessiva. Un bambino, se esposto a tali sostanze, si ritrova con ridotta crescita fetale, basso QI, asma e ritardi nello sviluppo.

Prodotti di glicogenazione avanzata: si formano dall’azione enzimatica di zuccheri e amminoacidi.

Essi provocano diverse patologie tra cui Alzheimer, cataratta, diabete, insufficienza renale, malattie cardiache, e ictus.

L’acrilammide, è una sostanza inodore idrosolubile che si forma quando amminoacidi, in particolare l’asparagina, e zuccheri vengono portati a temperature superiori a 120°C. L’acrilammide potrebbe causare lo sviluppo di cellule cancerose e portare a disordini riproduttivi. A dosi elevate, tale sostanza può inoltre causare neurotossicità.

Questo è tutto,

al prossimo articolo!

Fonti: http://www.educazionenutrizionale.granapadano.it/it/corretta-alimentazione-e-stile-di-vita/consigli-su-alimentazione-e-salute/-i-rischi-della-cottura-alla-griglia.-occhio-alla-salute-senza-rinunciare-al-gusto

http://it.wikipedia.org/wiki/Cottura

Dott.ssa Giulia Spano


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L’olio di Palma.

Buongiorno carissimi lettori,

oggi vi parlerò dell’olio di palma, il quale ha suscitato diverse liti, poiché c’è chi dice che non è dannoso e chi invece l’ha depennato senza alcun dubbio dalla sua lista della spesa.

Io come sempre mi limiterò ad esporvi la mia umile opinione sull’argomento, iniziando subito col dirvi che io faccio parte di quella categoria di persone che considera l’olio di palma dannosissimo alla nostra salute.

Perché vi chiederete?

Prima di iniziare ad esporvi le mie motivazioni, devo farvi una precisazione, ovvero devo dirvi che l’olio di palma che critico in questo articolo è quello che viene elaborato industrialmente e non quello derivato dalla semplice pianta, allo stato grezzo. Infatti tutti gli alimenti che lo contengono, o gli oli che ritroviamo nei supermercati, sono costituiti da un prodotto sottoposto alla snaturalizzazione e dunque privo di qualsiasi proprietà benefica. Le industrie infatti, al fine di rendere l’olio di palma liquido, rompendo i suoi legami saturi che ritroviamo nella pianta allo stato naturale, lo sottopone ad altissime temperature che comportano la perdita dell’unico costituente genuino dell’olio di palma, che si manifesta per il suo colore rossastro. Infatti se andiamo a comprare l’olio di palma, lo ritroviamo sempre e solo in forma giallastra proprio perché per essere allo stato liquido, è stato privato delle sue sostanze benefiche, le quali lo rendevano molto più sano e genuino anche se ricchissimo di grassi saturi che fanno male alla salute, soprattutto per la presenza del 47% di olio di palmisto. Essi però erano equilibrati dalla presenza di tantissimi antiossidanti che invece non sono presenti nel burro, che come detto, una volta trattati sono andati perduti.

Dunque allo stato grazzo l’olio di palma non è un toccasana ma contiene molti più nutrienti rispetto che al burro. Noi come detto più volte ci ritroviamo nelle nostre case con prodotti trattati industrialmente e quindi dannosissimi allo nostra salute.

L’olio d’oliva come vi ho spiegato più volte, è un prodotto sano, ricco di legami insaturi e dunque un toccasana per la nostra vita, nonchè più costoso per le industrie, le quali lo tralasciano offrendoci il carissimo olio di palma industriale.

Le merendine, il cacao, il cioccolato, i biscotti e tantissime altre cose confezionate, contengono questo elemento dannosissimo. Dovremo stare più attenti a ciò che compriamo al fine di evitare un futuro che si prospetta pieno di malattie cardiovascolari e metaboliche, dopotutto facendo finta di niente e continuando ad acquistare i prodotti trattati industrialmente, facciamo solo un favore alle industrie che di conseguenza continuano ad arricchirsi a discapito delle nostre vite. Impariamo ad avere più rispetto per noi stessi e ad amarci un po’ di più. Non continuiamo a vivere nell’ignoranza, al giorno d’oggi non possiamo più permettercelo. 

Io spero vivamente di avervi ancora una volta aperto gli occhi e ad incentivarvi a cambiare stile di vita.

Vi linko il mio canale youtube dove potrete trovare argomenti sulla nostra salute, ma anche tanto divertimento e chicchere. Se lo trovate di vostro gradimento, iscrivetevi per poter essere sempre aggiornati sui nuovi video.

CLICCA SULLA FOTO PER ACCEDERE AL CANALE

Schermata da 2014-11-18 07:44:39

A presto,

WithLoveGiulietta ❤


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Pennette light al curry e zucchina!

Un primo piatto facile e veloce, senza impegno, ma soprattutto leggero e adatto sempre a chi soffre d’intolleranza all’uovo. Insomma, non potevo di certo evitare di presentarvelo. Semplice e buono e soprattutto con due ingredienti che mi piaccio molto: il curry e la zucchina!

La facilità di questo piatto, vi consentirà addirittura di fare un’ottima figura con un ospite invitato a pranzo all’ultimo minuto, poichè non necessita di tanto impegno.

Vediamo ora di analizzare gli ingredienti (per due persone):

  • 250 gr di pasta senza uovo: stiamo dunque parlando della “pasta di semola di grano duro e pasta di semolato di grano duro” i prodotti ottenuti dalla trafilazione, laminazione e conseguente essiccamento di impasti preparati rispettivamente ed esclusivamente con semola e semolati di grano duro ed acqua. Inoltre,  È possibile aggiungere del sale (cloruro di sodio) fino ad un massimo del 4% sul prodotto secco. Da ciò ne deriva che le tipologie di pasta che acquistiamo al supermercato, nonostante le diverse marche, avranno delle piccolissime oscillazioni (inferiori al 5%), riguardo al loro contenuto calorico.

Per conosce le proprietà nutritive di questa tipologia di grano, clicca nel seguente link:

https://docs.google.com/document/d/1Y-8ELO1XN_3Hp6LZ2glSFzwxNU0apwNYFQIDhblzUcs/edit?usp=sharing

  • 1/2 zucchina:  Le zucchine sono un vero e proprio toccasana per l’organismo. Sono grandi fonti di potassio (che regola la quantità di liquidi nel corpo), di vitamina A (grazie alla quale si favorisce l’abbronzatura e si contrasta l’invecchiamento ), vitamina C, di carotenoidi, come la luteina e la zeaxantina, di vitamina E ( che protegge dai radicali liberi) e di acido folico, che esercita un’efficace azione digestiva. Tra le proprietà terapeutiche delle zucchine spiccano l’azione lassativa e antinfiammatoria, disintossicante e anche diuretica – contengono il 95% d’acqua – sono molto utili anche per combattere infiammazioni urinarie, insufficiente renali, disfunzioni a livello intestinale, come dissenteria e stipsi.Il loro ridotto apporto calorico, solo 18 kcal per 100 gr, le rende ottime alleate nella dieta dimagrante: sono povere di sale, non hanno grassi, pochissimi carboidrati (solo 2 gr per 100 gr di prodotto)e proteine (circa 20 gr per 100 gr di prodotto).Mangiare zucchine non vuol dire ottenere benefici solo per il corpo, ma anche la mente ne trae vantaggio: favoriscono il sonno, rilassano la mente e possono dare grande sostegno in casi di malessere generale e spossatezza.
  • 1/2 scalogno:   di questa tipologia di cipolla, non si butta nulla, anche le foglie sono utilizzate nella preparazione dei piatti: sono un forziere di sali che aiutano il corpo a smaltire le calorie in più. Di scalogno ne esistono diverse varietà, caratterizza­te da dimensioni, forma e colori differenti. In Italia è famoso quello di Romagna, allungato e dalla buccia color bruno dorato. Più aromatico della cipol­la, della quale è parente stretto e ha le stesse caratteri­stiche nutrizionali, è invece meno invadente dell’aglio, e in cucina è adatto per preparare soffritti e salse, ma anche per aromatizzare le insalate e le frittate e per essere conservato sott’olio e sotto aceto. Le sue proprietà sono essenzialmente simili a quelle della cipolla ma, in più, lo scalogno è un potente di­sintossicante e favorisce l’accelerazione dei processi metabolici.Se vuoi saperne ancora di più, ti consiglio di andare sul seguente sito:  http://www.mr-loto.it/scalogno.html
  • 1/2 porro:  I porri sono composti dall’ 87,8% da acqua, contengono proteine, carboidrati zuccheri solubili e minerali ( ferro, calcio e fosforo ). Nei porri, troviamo la vitamina B1 ( tiamina ), B2 ( riboflavina ), B3 o vitamina PP ( niacina ) e vitamina C. Per conservare invariate le proprietà ed i benefici delle sostanze contenute i porri andrebbero consumati crudi anche se purtroppo molte delle ricette che li contengono ne prevedono la cottura.

Per saperne di più clicca nel seguente link:

https://docs.google.com/document/d/1hzN-u2Y7YUy1ZzZBG0tlxQr41faBRvie0pduC_EbpG4/edit?usp=sharing

  • 2 cucchiai di olio e.v.o: alle cui proprietà vi rimando direttamente nell’articolo della ”Dieta Mediterranea” che scrissi tempo fa:

https://amatestessa.wordpress.com/2014/10/07/la-dieta-mediterranea-alimenti-chiave/

  • 2 cucchiai di ricotta light:  http://ricette-calorie.com/valori-nutrizionali/formaggi/ricotta.php
  • curry in polvere q.b.:  La polvere di curry è una miscela piccante di spezie ed erbe molto forti. La composizione può variare da regione a regione, ma generalmente si trovano nella polvere: curcuma, cardamomo, peperoncino, cumino e coriandolo. Ognuna di queste spezie ha effetti benefici sulla salute, perciò anche il curry ottenuto da esse li preserva. Indipendentemente dal luogo originario di preparazione, l’ingrediente principale, presente ed immancabile in tutte le polveri è la curcuma, dal momento che gode di proprietà non indifferenti. La polvere di curry contiene dunque, la curcuma, ovvero un pigmento naturale che è responsabile della colorazione gialla e brillante conferita alla stessa polvere.

Per saperne di più sui benefici che apporta, vi rimando al seguente link: http://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/11479-curry-benefici

Passiamo ora al procedimento della ricetta:

  1. Tagliate la zucchina a rondelle sottili, tagliate il porro e lo scalogno e sistemate tutto in padella a fuoco vivo con olio.
  2. Mettete l’acqua sul fuoco, appena bolle calate le pennette.
  3. Scolatele per bene condite con ricotta e curry poi ripassate 1 minuto in padella con il condimento.
  4. Servite con foglioline di maggiorana.
  5. Buon appetito!!! 🙂

Spero vi sia piaciuta, se la provate fatemi sapere 🙂

Buona giornata,

WithLoveGiulietta ❤