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Il benessere prima di tutto!


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Torta al Limone senza latte, uova e burro.

 

 

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Questa torta al limone è una delizia per il palato, e come potete già leggere dal titolo, si tratta di una prelibatezza senza burro (dannosissimo grasso saturo), senza latte ( per gli intolleranti) e senza uova ( sia per gli intolleranti ma anche per chi soffre di colesterolo alto).

Inizio subito a presentarvi gli ingredienti con le loro rispettive dosi, per una tela da 24 cm :

300 g di farina di kamut: perchè evitare la farina 00? È il cereale più coltivato al mondo, grazie alla sua adattabilità alle diverse condizioni ambientali e climatiche. La farina è la forma in cui il frumento si presenta con maggior facilità.

Oggi gran parte della farina è ottenuta mediante un procedimento che sottopone il chicco ad alte temperature con conseguente perdita di vitamine e sapore. La macinazione tradizionale, a pietra, conserva intatte le proprietà del frumento, conferendo alla farina proprietà rimineralizzanti, rinfrescanti e antinfiammatorie. L’abburattamento è la divisione dei diversi elementi di cui è composto il chicco.

Con la dicitura”00″ la farina che ha subito l’ abburattamento del 50%;

200 g di zucchero di canna grezzo: se volete sapere il perchè è preferibile utilizzare questo rispetto a quello semolato, vi rimando a un mio vecchio post a cui potete risalire cliccando nell’immagine seguente;

CLICCA
130 g di olio di semi di soia:   L’olio di soia è caratterizzato da una predominanza di acidi grassi polinsaturi, in particolare acido linoleico e acido linolenico, che nel complesso costituiscono quasi il 60% in peso, secondo i dati di composizione degli alimenti pubblicati dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Gli acidi linoleico e linolenico, appartenenti rispettivamente alle categorie degli acidi grassi omega-6 e omega-3, sono “acidi grassi essenziali”, cioè devono essere necessariamente assunti attraverso gli alimenti, non essendo l’organismo umano in grado di sintetizzarli. Sia gli acidi grassi omega-3 che gli omega-6 sono indispensabili per la formazione delle membrane cellulari e sono importanti precursori di numerose altre sostanze prodotte dal metabolismo umano, con effetti protettivi nei confronti del sistema cardiovascolare. Diversi studi dimostrano che il consumo abituale di omega-6 e di omega-3 nel giusto rapporto comporta una significativa riduzione del rischio cardiovascolare;
300 ml di acqua naturale;

fialetta di vanillina;
succo e scorza grattugiata di un limone: il limone è un frutto della salute a tutti gli effetti grazie alle sue proprietà disintossicanti e depurative;
una bustina di lievito per dolci: Il lievito che si trova comunemente in polvere per la lievitazione dei dolci non deriva dal lievito di birra bensì da una combinazione di bicarbonato di sodio ed acido tartarico, avente la caratteristica di produrre anidride carbonica quando è sottoposto a calore e quindi di far aumentare di volume la pasta per pane, pizza o gli impasti per torte; per differenziarlo dal lievito di birra viene chiamato “lievito chimico”. Il sapore del prodotto non viene influenzato poiché non viene rilasciata nessuna sostanza o componente aromatica (a differenza del lievito di birra).
una bustina di vanillina;

zucchero a velo q.b.: meglio se lo fate voi in casa frullando lo zucchero di canna, al fine di ottenere un velo sano e senza sostanze dannose come quello che di trova in commercio.

PROCEDIMENTO:

– Mescolare dentro una ciotola capiente, olio di soia e acqua, utilizzando una frusta, aggiungendo il succo filtrato di limoni;

– Unire al composto la farina, il lievito, lo zucchero, la vanillina e la scorza grattugiata, e amalgamare bene gli ingredienti con l’utilizzo delle fruste;

– Versate la torta nella teglia e infornate con forno elettrico già preriscaldato a 180 gradi per una trentina di minuti;

– Infine, sfornate e spolverate con zucchero a velo made home, una volta raffreddata la vostra torta e gustatela con chi amate.

 

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LE VITAMINE IDROSOLUBILI: LA BIOTINA!

Le vitamine sono essenziali nel nostro organismo e devono essere integrate attraverso un corretto regime alimentare, al fine di poterne possedere sempre nelle giuste dosi e non andare mai incontro ai gravi problemi che ne comporta la loro carenza.

Le vitamine idrosolubili, prendono questo nome, poiché sono solubili nei composti acquosi, a differenza delle liposolubili.

Le possiamo trovare come costituenti di alimenti vegetali e anche nella frutta. Il fabbisogno di vitamine è molto basso e quello che viene assunto in eccesso viene eliminato dal nostro organismo, per mezzo dei reni.

A cosa servono?

La loro struttura viene modificata, trasformandole in coenzimi, i quali funzionano solo associati agli enzimi, dando vita al così detto oloenzima.

Le vitamine idrosolubili, appartengono al gruppo B (sono 8 in tutto) e la vitamina C. Svolgono una funzione vitale nel metabolismo energetico e nella proliferazione e differenziazione cellulare.

OGGI VI PARLERÒ DELLA BIOTINA, CONOSCIUTA ANCHE COME VITAMINA H o B8.

La biotina

ha la capacità di legarsi alla lisina generando il coenzima necessario per la carbossilazione dei chetoacidi.

È una vitamina che risulta stabile al calore ma sensibile alla luce UV e all’O2.

Dove viene assorbita?

 Viene assorbita nel duodeno e nel digiuno per trasporto attivo e diffusione passiva. Si attiva in BOTINIL-AMP.

Qual è la sua funzione?

Essendo un coenzima, si occupa della decarbossilasi metabolica, partecipando alle reazioni di ossidazione come la decarbossilazione ossidativa del piruvato. Nel ciclo di krebs trasporta gli elettroni.

Cosa comporta la sua carenza?

Sintomi come decquamazioni, anoressia, dermatiti e depressione. Ma nessuna malattia associata.

La possiamo ritrovare in tutta la frutta e i vegetali.

WithLoveGiulietta ❤


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LE VITAMINE IDROSOLUBILI: piridossina, piridossale, piridossamina!

Le vitamine sono essenziali nel nostro organismo e devono essere integrate attraverso un corretto regime alimentare, al fine di poterne possedere sempre nelle giuste dosi e non andare mai incontro ai gravi problemi che ne comporta la loro carenza.

Le vitamine idrosolubili, prendono questo nome, poiché sono solubili nei composti acquosi, a differenza delle liposolubili.

Le possiamo trovare come costituenti di alimenti vegetali e anche nella frutta. Il fabbisogno di vitamine è molto basso e quello che viene assunto in eccesso viene eliminato dal nostro organismo, per mezzo dei reni.

A cosa servono?

La loro struttura viene modificata, trasformandole in coenzimi, i quali funzionano solo associati agli enzimi, dando vita al così detto oloenzima.

Le vitamine idrosolubili, appartengono al gruppo B (sono 8 in tutto) e la vitamina C. Svolgono una funzione vitale nel metabolismo energetico e nella proliferazione e differenziazione cellulare.

OGGI VI PARLERÒ DELL’ ACIDO PANTOTENICO, CONOSCIUTA ANCHE COME VITAMINE B6.

La piridossina, piridossale, piridossamina,

possiede la capacità di diventare coenzima attraverso il legame con un gruppo fosfato, trasformandosi in piridossal fosfato (PLP). Essa andrà poi a dare forma a una moltitudine di reazioni che coinvolgono gli amminoacidi, tra cui la decarbossilazione e la transaminazione. Tra i vari pregi risulta essere stabile al calore e all’O2, dunque è molto difficile che con la cottura e con l’ossidazione perda le sue proprietà nutrienti.

Dove avviene il suo assorbimento?

Si manifesta nel digiuno prossimale per diffusione passiva e si può trovare in circolo in forma libera. La vitamina è depositata nel fegato, da cui viene rilasciata e ceduta ai tessuti in forma defosforilata e dopo viene fosforilata.

Quale è la funzione della vitamina B6?

Posiede una funzione metabolica di AA, lipidi e glucidi come coenzimi. Partecipa alla formazione di sfingolipidi, alla sintesi di vari neurotrasmettitori.

Cosa comporta la carenza?

Non porta a nessuna malattia associata. Sintomi sono cutanei con dermatiti; neuropsichici con depressione e ematologici con anemia microcitica.

Possiamo ritrovare la B6 in alimenti come la carne e il pesce.

WithLoveGiulietta ❤


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Cosa mangiare prima di un allenamento intenso.

Cosa mangiare prima della gara o di un allenamento intenso:

Prima dell’attività fisica, bisogna sempre tenersi leggeri:
Quando si eseguono degli sforzi fisici, lo stomaco smette di lavorare anche se abbiamo appena ingerito degli alimenti. Questo avviene, perché l’irrorazione sanguigna si concentra maggiormente nei muscoli che compiono un lavoro maggiore. In tal caso, la nostra digestione è rallentata.

Prima di una gara, infatti, è consigliabile evitare l’assunzione di cibo, mai più di 250 calorie. E’ bene sempre aspettare per lo meno 2 ore dopo aver mangiato, anche poco, prima di iniziare qualsiasi attività sportiva.

Il pasto precedente deve consistere prevalentemente di carboidrati complessi:
Dal 60% all’ 80% delle calorie devono provenire da pane, meglio se integrale, pasta, riso, patate, frutta, legumi. In questo modo si riduce la quantità di grassi e di proteine introdotta e si permette al nostro organismo di assimilare più adeguatamente l’energia contenuta nei carboidrati.
Tra tutti i nutrienti, i grassi sono quelle sostanze che che impiegano più tempo a lasciare lo stomaco, rallentando perciò il tempo di svuotamento gastrico di tutti gli altri nutrienti necessari.

Un’altro atteggiamento consigliato è quello di bere una quantità d’acqua superiore a quella richiesta dal senso della sete:
questo è necessario affinchè si eviti una carenza di liquidi, uno dei difetti più pericolosi nella dieta di uno sportivo. Bisogna bere per lo meno un bicchiere d’acqua per ogni 30 Kg di peso corporeo prima di una gara che 12 duri più di mezz’ora o di un allenamento intenso che duri altrettanto.

Una severa disidratazione è potenzialmente fatale. Allenarsi mentre si è disidratati può generare un aumento veloce della temperatura corporea e questo può portare a un colpo di calore o ipertermia. Essa è una condizione del corpo che può verificarsi a causa di alta temperatura dell ́aria, alta umidità e prolungata esposizione al sole. E’ diversa dalla febbre, perché la febbre è una risposta dell’organismo a uno stato di infezione e insorge a prescindere dalla temperatura esterna, su comando della regione pre-ottica dell’ipotalamo anteriore; l’ipertermia invece insorge senza questo comando, indotta solo dalla temperatura esterna.

Vi invito a dimostrare sempre e comunque cautela ogni volta che eseguite degli sforzi a livello muscolare.

WithLoveGiulietta ❤


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La Dieta Mediterranea: alimenti chiave!

La dieta mediterranea non è solo un regime alimentare ma un vero e proprio stile di vita, tanto da diventare, nel 2010, patrimonio dell’Unesco. Gli studi condotti parlano chiaro: chi segue scrupolosamente la dieta mediterranea vive più a lungo!

I paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono 16, con abitudini e stili di vita differenti, ma una cosa li accomuna: l’alimentazione.

Essa è caratterizzata da: un elevato consumo di frutta, verdura, patate, fagioli, noci, semi, pane e cereali; l’utilizzo dell’olio d’oliva per cucinare e per condire; moderate quantità di pesce, ma poca carne; piccole/moderate quantità di formaggio grasso e yogurt intero; un consumo moderato di vino, di solito ai pasti; alimentazione basata su prodotti locali, stagionali, freschi; stile di vita attivo.

Analizziamo nei dettagli gli ingredienti “magici” di questo regime:

L’OLIO D’OLIVA.

L’olio d’oliva risulta essere un’ottima fonte di grassi monoinsaturi, soprattutto di acido oleico il quale, essendo costituito da lunghe catene, possiede un’alta resistenza al calore e all’ossidazione, migliorando la conservabilità di questi alimenti, li preservandoli dall’irrancidimento e rivelandoli dunque molto adatti alla frittura. La dieta Mediterranea suggerisce dunque di sostituirlo ai grassi saturi come il burro e margarina. I grassi monoinsaturi hanno un’azione molto importante: proteggono contro la malattia cardiaca e inoltre l’olio d’oliva è anche una fonte di antiossidanti tra cui la vitamina E.

Ottime concentrazioni di acido oleico si registrano anche nelle mandorle, nelle nocciole, nelle arachidi, nei pistacchi e nei rispettivi oli.

FRUTTA E VERDURA.

È stato dimostrato che un elevato consumo di frutta e verdura fresca svolge un’azione protettiva contro la malattia cardiaca e il cancro, probabilmente grazie agli antiossidanti contenuti in questi alimenti.

I pomodori, in particolare, sono un ingrediente essenziale della cucina mediterranea. Sono a tutti gli effetti una fonte importante di antiossidanti e attraverso il processo di cottura, ad esempio preparando il sugo, è altamente benefico perché incrementa la disponibilità di licopene, uno dei principali antiossidanti di questi ortaggi. Il licopene è particolarmente utile nel combattere l’invecchiamento, le malattie cardiovascolari e persino alcune forme tumorali, come il cancro alla prostata e all’apparato digestivo in genere, alla cervice e alla mammella. Inoltre riduce l’incidenza di attacchi cardiaci e aterosclerosi. Quando esponiamo il nostro corpo ai raggi ultravioletti, svolge una funzione protettiva della nostra pelle. Risulta anche essere un abile battagliero contro malattie neurologiche come Alzheimer e morbo Parkinson.

PESCE GRASSO.

È stato anche suggerito che il pesce, in particolare quello grasso come la sardina, abbia notevoli proprietà salutari.

Il pesce grasso è una fonte di grassi polinsaturi omega 3 e sembra che i derivati complessi a catena lunga di questi grassi giovino particolarmente alla salute del cuore per le loro proprietà antinfiammatorie e vasodilatorie, che favoriscono una corretta circolazione del sangue.

 

IL VINO.

In tutta la regione mediterranea si beve vino con moderazione, di solito in concomitanza con i pasti.

Il vino, in particolare quello rosso, fitonutrienti.Tra tutti i polifenoli, che sono potenti antiossidanti, proteggono contro l’ossidazione delle LDL (lipoproteine a bassa densità) e contro le altre conseguenze patologiche del processo di ossidazione.

Altri fitonutrienti ricoprono una funzione nell’inibizione dell’aggregazione delle piastrine, nella vasodilatazione, ecc.

 

Questo tipo di dieta è così sano grazie a una combinazione di tutti i diversi ingredienti: l’insieme è più delle singole parti.

Non solo, è anche probabile che altri fattori, quali un atteggiamento più rilassato nei confronti del cibo, l’abbondanza di sole e una maggiore attività fisica contribuiscano a creare in questa regione uno stile di vita complessivamente sano.

Quali sono le regole da seguire?

CLICCA NEL SEGUENTE LINK PER CONOSCERLE!

https://docs.google.com/document/d/1qtD30ReG7op_ThEBvRCdNDWmuNWY8sd1nn53LEnIX4I/edit?usp=sharing

E allora cosa aspettate?

Perché seguire ancora le altre diete che riducono drasticamente gli alimenti, quando possiamo mangiare tutto, senza rinunciare a niente fuorché alimenti davvero dannosi?

Vi invito a pensarci un po’ su.

A presto

WithLoveGiulietta ❤


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La cellulite e la ritenzione idrica.

La cellulite è un inestetismo della pelle che si manifesta con il cosidetto aspetto a buccia d’arancia, ed è un problema che nasce dallo strato del tessuto connettivale: si tratta di un aumento di volume delle cellule adipose, in zone specifiche e circoscritte del corpo come le cosce, i glutei e i fianchi.

La cellulite è forse l’inestetismo più odiato dalle donne, che colpisce sia soggetti magri che soggetti più in carne.

Una strategia alimentare mirata è comunque in grado di ridurre il grasso in eccesso ed insieme ad esso buona parte della cellulite, il tutto ovviamente affiancato allo sport e all’utilizzo di trattamenti di bellezza calibrati, che riescono a sconfiggere definitivamente la tanto odiata cellulite.
Esistono tre tipologie di cellulite a seconda del loro stadio di avanzamento:

– stadio 1: provoca edema, cioè un accumulo di liquidi, presente all’interno del tessuto adiposo soprattutto in corrispondenza di caviglie, polpacci, cosce e braccia.

– stadio 2: si ha un aumento del tessuto connettivo ed un indurimento dell’adipe con conseguente formazione di tanti piccoli noduli (la cosiddetta pelle a buccia d’arancia).

– stadio 3: scaturisce un indurimento e raffreddamento del tessuto, con noduli di grandi dimensioni spesso cause di forte dolore.
Prima di vedere le cause e i rimedi, voglio parlarvi della differenza sostanziale tra cellulite e ritenzione idrica, le quali vengono spesso confuse, ma che in realtà hanno un fondamento fisiologico nettamente differente:
– LA CELLULITE. Come abbiamo visto, è un’ alterazione dei tessuti sottocutanei che porta all’accumulo di liquidi e tossine metaboliche tra una cellula e l’altra e che, nella maggior parte dei casi, diventa visibile anche in superficie;

-LA RITENZIONE IDRICA. È la  è la tendenza ad accumulare liquidi in eccesso tra le cellule per via di un malfunzionamento del sistema venoso e linfatico. Questo deriva proprio uno squilibrio tra la quantità di potassio che si trova all’interno delle cellule e la quantità di sodio, che invece sta all’esterno di esso. Uno squilibrio di questi due sali comporta il trattenimento di acqua per ottenere una diluzione normale, comportando un rigonfiamento.

Svelata la differenza tra le due problematiche più odiate dalle donne, vediamo ora le cause e i rimedi che risultano, invece, essere uguali per entrambe.
LE CAUSE: Sedentarietà, dieta ipocalorica con basso apporto proteico, intolleranze alimentari, alcuni farmaci come la pillola contraccettiva e accumulo di tossine.

Ma perché si forma la cellulite, e perché è un inestetismo quasi esclusivamente femminile? La cellulite è provocata da un insieme di cause e fattori, ma la causa principale è l’azione degli estrogeni, ovvero gli ormoni sessuali femminili, elemento che spiega la predilezione che la cellulite ha per le donne.

Gli estrogeni favoriscono la ritenzione di liquidi e quindi contribuiscono ad innescare un processo di aumento di volume e rottura delle cellule adipose, che vanno a spandere il loro contenuto di trigliceridi tra le cellule circostanti, creando malfunzionamenti nel microcircolo e rigonfiamenti del tessuto adiposo.
LE CURE:

– Attività fisica regolare soprattutto quella aerobica (corsa, nuoto, bici) che stimola l’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, attivando così anche la microcircolazione, quindi il sistema venoso e linfatico.

Trattamenti estetici specifici poco sodio e molta acqua, dieta ricca di liquidi ed equilibrata, ovvero massaggi in grado di stimolare e attivare il sistema venoso e linfatico che se abbinati ai precedenti rimedi possono essere un ulteriore aiuto.

– Alimentazione, di cui adesso vediamo in modo più approfondito nel seguente link:

https://docs.google.com/document/d/17j4QKuOYsTzFHJmkHjiruHWaA44RhJR-QLU4TNnqqjo/edit?usp=sharing

 

Con questo vi saluto, a presto

WithLoveGiulietta ❤


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La dieta a zona, dott. Barry Sears

La dieta zona è stata ideata negli USA dal dott. Barry Sears. Essa consiste in un metodo per mantenere la produzione di insulina in una “zona” né troppo alta né troppo bassa ed è basata sui concetti di “equilibrio” e “moderazione” degli alimenti, assunti secondo una distribuzione di macronutrienti basati sulla formula 40% della calorie portato dai glucidi, il 30% dalle proteine, il 30% dai lipidi, il tutto affiancato da un’ adeguata attività fisica e sul controllo quotidiano dello stress.

Obiettivo principale della dieta a Zona è dichiarato essere la salute psicofisica, il controllo attraverso il cibo degli ormoni e dei valori di colesterolo e glicemia.

Il metodo alimentare proposto da Sears paragona il cibo sia come un farmaco: deve essere assunto nelle giuste dosi in determinati momenti della giornata, al fine di mantenersi in salute.

Il metodo alimentare “Zona” si basa su quattro elementi fondamentali: -alimentazione; moderato esercizio fisico; gestione dello stress; integrazione di omega3.

Se il soggetto, riuscisse a mantenere l’equilibrio degli ormoni eicosanoidi, attraverso la stabilizzazione di insulina e glucagone, il metabolismo umano sarebbe di gran lunga ottimizzato. Proprio per ottenere questo fine, Sears vuole mantenere la giusta dose di carboidrati e proteine: i primi stimolerebbero l’insulina e i secondi il glucagone.

In fase di dimagrimento i grassi devono essere mantenuti in determinate proporzioni con gli altri due macronutrienti,

Quando la fase di dimagrimento è finita, con il raggiungimento della percentuale ideale di massa grassa, si passa ad un regime che tende a non disperdere altri grassi al fine di mantenere il risultato raggiunto.

Secondo i suoi sostenitori il metodo alimentare Zona permetterebbe di raggiungere:

-una riduzione dell’eccesso di adipe;

-il miglioramento delle prestazioni atletiche;

-un più facile incremento della massa muscolare;

-un’azione positiva sul proprio sistema immunitario;

-effetti benefici su malattie quali: il diabete, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’aterosclerosi, le infiammazioni in genere.

PER AVERE UN’IDEA APPROFONDITA DELLA DIETA ZONA VAI NEL SEGUENTE LINK:

https://docs.google.com/document/d/11SxeSw4wBb1thPuUaYIQpRjX2Vrp9CrA6aaHokBjNTw/edit?usp=sharing

Secondo Sears il metodo alimentare Zona sarebbe inseribile tra le “diete evoluzionistiche” in cui l’uomo non sarebbe, per lo più, in grado di alimentarsi di cereali e amidacei, ma dovrebbe propendere per un’alimentazione composta essenzialmente da carne, pesce, frutta e verdura.

Alcuni esperti nutrizionisti, inclusi ex colleghi di Sears, criticano le conclusioni che egli trae dagli studi, sostenendo il mancato fondamento di ciò che afferma.

L’America Heart Association, oltre ad ammonire sulla popolarità delle diete che prendono buona parte delle calorie da proteine, ha anche evidenziato come la Zona causi generalmente un aumento dei grassi saturi animali, ritenuti dannosi.

Una critica dettagliata è stata formulata dall’associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso, l’AIDAP: fa notare che non c’è nessuna evidenza scientifica che supporti le ipotesi portanti della teoria di Sear in particolare:

-l’ipotesi che la dieta a Zona possa regolare completamente la produzione d’insulina e di glucagone;

-l’ipotesi che l’insulina produca eicosanoidi “cattivi” e il glucagone quelli “buoni”;

Tuttavia il fatto che l’insulina possa agire sull’enzima Delta-5-Desaturasi (il quale causa l’incremento degli eicosanoidi “cattivi”) è documentato scientificamente.

Un’altra critica avanzata al metodo alimentare proposto da Sears è di essere un regime alimentare iperproteico, di prevedere cioè un consumo elevato di proteine, sia in assoluto, sia in rapporto agli altri macronutrienti. Secondo Sears non bisogna limitare il fabbisogno proteico. Inoltre, allo stato attuale non esisterebbero studi scientifici in grado di sostenere l’ipotesi che un introito moderatamente maggiore di proteine possa risultare dannoso in soggetti che non abbiano già patologie specifiche, in particolare in un regime di assunzione proteica sempre abbinata a quella lipidica e glucidica.

Un’ulteriore critica rivolta alla dieta Zona riguarda il determinare la produzione di sostanze acide, chetoni, in conseguenza di uno scarso apporto di carboidrati. Secondo i sostenitori del metodo zona, l’eventuale tossicità e pericolosità dei chetoni non sarebbe provata comunque da nessuno studio scientifico e soprattutto, per la produzione di chetoni la quantità di carboidrati assunti al giorno deve essere inferiore ai 30 g, mentre nella dieta Zona sono minimo 99g.

Come ben potete capire, anche questo regime, si dimostra incapace di donarci salute e benessere. Il regime per eccellenza è ancora una volta la dieta mediterranea.

WithLoveGiulietta ❤