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Il benessere prima di tutto!


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Ketchup fatto in casa: sano, goloso e tanto buono!

Buongiorno a tutti miei carissimi lettori, 
ecco a voi la ricetta del ketchup fatto in casa!
Trovai tempo fa questa ricettina in giro per il web e quando la preparai era piaciuta moltissimo, quindi ve la riporto qui perchè può essere utile averla come punto di riferimento 🙂
La cottura del prodotto è di un’ora e 20 minuti, ma ne vale la pena, considerando che si tratta di un prodotto sano e senza alcuna sostanza chimica.
INGREDIENTI:
Olio evo 100 ml
Carota 1
Sedano 1 gambo
Cipolla 1 piccola
Aglio 2 spicchi
Passata di pomodoro 800 gr
Chiodi di garofano 5
Timo 1 rametto
Cannella 1 pezzetto di stecca
Alloro 2 foglie
Aceto di vino rosso 100 ml
Maizena 1 cucchiaino
Zucchero di canna 100 g
Sale 1 cucchiaino
Zenzero 1 piccolo pezzetto 
 Gli ingredienti sono tanti ma a basso costo 🙂

PROCEDIMENTO:

Sbucciate la carota e tritatela, fate la stessa cosa con sedano, l’aglio e la cipolla e fateli appassire nell’olio; aggiungete la passata di pomodoro, i chiodi di garofano, le foglie di alloro, le foglioline di timo, il pezzettino di zenzero grattugiato e il pezzettino di cannella, e fate cuocere a fuoco basso per 20 minuti.

Aggiungete ora l’aceto, il cucchiaino di maizena sciolto in poca acqua, la senape in polvere e lo zucchero e il cucchiaino di sale portando il tutto all’ ebollizione: fate cuocere per 1 ora e mezza a fuoco basso, aggiungendo eventualmente poca acqua per non farlo asciugare troppo.

La cottura lunga è essenziale al fine di ottenere la corposità del prodotto e soprattutto del sapore di ogni singolo ingrediente.
Trascorso il tempo necessario, passate il tutto al passaverdure, per eliminare eventuali bucce e le spezie, e infine frullate il passato ottenuto, utilizzando un mixer o un frullatore.

La salsa ketchup può essere conservata a lungo in frigorifero; se volete invece conservarla sottovuoto potete utilizzare la medesima procedura usata per le conserve, e quindi una volta chiusa in appositi barattoli portarla a ebollizione per 20 minuti.


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Torta al Limone senza latte, uova e burro.

 

 

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Questa torta al limone è una delizia per il palato, e come potete già leggere dal titolo, si tratta di una prelibatezza senza burro (dannosissimo grasso saturo), senza latte ( per gli intolleranti) e senza uova ( sia per gli intolleranti ma anche per chi soffre di colesterolo alto).

Inizio subito a presentarvi gli ingredienti con le loro rispettive dosi, per una tela da 24 cm :

300 g di farina di kamut: perchè evitare la farina 00? È il cereale più coltivato al mondo, grazie alla sua adattabilità alle diverse condizioni ambientali e climatiche. La farina è la forma in cui il frumento si presenta con maggior facilità.

Oggi gran parte della farina è ottenuta mediante un procedimento che sottopone il chicco ad alte temperature con conseguente perdita di vitamine e sapore. La macinazione tradizionale, a pietra, conserva intatte le proprietà del frumento, conferendo alla farina proprietà rimineralizzanti, rinfrescanti e antinfiammatorie. L’abburattamento è la divisione dei diversi elementi di cui è composto il chicco.

Con la dicitura”00″ la farina che ha subito l’ abburattamento del 50%;

200 g di zucchero di canna grezzo: se volete sapere il perchè è preferibile utilizzare questo rispetto a quello semolato, vi rimando a un mio vecchio post a cui potete risalire cliccando nell’immagine seguente;

CLICCA
130 g di olio di semi di soia:   L’olio di soia è caratterizzato da una predominanza di acidi grassi polinsaturi, in particolare acido linoleico e acido linolenico, che nel complesso costituiscono quasi il 60% in peso, secondo i dati di composizione degli alimenti pubblicati dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Gli acidi linoleico e linolenico, appartenenti rispettivamente alle categorie degli acidi grassi omega-6 e omega-3, sono “acidi grassi essenziali”, cioè devono essere necessariamente assunti attraverso gli alimenti, non essendo l’organismo umano in grado di sintetizzarli. Sia gli acidi grassi omega-3 che gli omega-6 sono indispensabili per la formazione delle membrane cellulari e sono importanti precursori di numerose altre sostanze prodotte dal metabolismo umano, con effetti protettivi nei confronti del sistema cardiovascolare. Diversi studi dimostrano che il consumo abituale di omega-6 e di omega-3 nel giusto rapporto comporta una significativa riduzione del rischio cardiovascolare;
300 ml di acqua naturale;

fialetta di vanillina;
succo e scorza grattugiata di un limone: il limone è un frutto della salute a tutti gli effetti grazie alle sue proprietà disintossicanti e depurative;
una bustina di lievito per dolci: Il lievito che si trova comunemente in polvere per la lievitazione dei dolci non deriva dal lievito di birra bensì da una combinazione di bicarbonato di sodio ed acido tartarico, avente la caratteristica di produrre anidride carbonica quando è sottoposto a calore e quindi di far aumentare di volume la pasta per pane, pizza o gli impasti per torte; per differenziarlo dal lievito di birra viene chiamato “lievito chimico”. Il sapore del prodotto non viene influenzato poiché non viene rilasciata nessuna sostanza o componente aromatica (a differenza del lievito di birra).
una bustina di vanillina;

zucchero a velo q.b.: meglio se lo fate voi in casa frullando lo zucchero di canna, al fine di ottenere un velo sano e senza sostanze dannose come quello che di trova in commercio.

PROCEDIMENTO:

– Mescolare dentro una ciotola capiente, olio di soia e acqua, utilizzando una frusta, aggiungendo il succo filtrato di limoni;

– Unire al composto la farina, il lievito, lo zucchero, la vanillina e la scorza grattugiata, e amalgamare bene gli ingredienti con l’utilizzo delle fruste;

– Versate la torta nella teglia e infornate con forno elettrico già preriscaldato a 180 gradi per una trentina di minuti;

– Infine, sfornate e spolverate con zucchero a velo made home, una volta raffreddata la vostra torta e gustatela con chi amate.

 


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LE VITAMINE IDROSOLUBILI: piridossina, piridossale, piridossamina!

Le vitamine sono essenziali nel nostro organismo e devono essere integrate attraverso un corretto regime alimentare, al fine di poterne possedere sempre nelle giuste dosi e non andare mai incontro ai gravi problemi che ne comporta la loro carenza.

Le vitamine idrosolubili, prendono questo nome, poiché sono solubili nei composti acquosi, a differenza delle liposolubili.

Le possiamo trovare come costituenti di alimenti vegetali e anche nella frutta. Il fabbisogno di vitamine è molto basso e quello che viene assunto in eccesso viene eliminato dal nostro organismo, per mezzo dei reni.

A cosa servono?

La loro struttura viene modificata, trasformandole in coenzimi, i quali funzionano solo associati agli enzimi, dando vita al così detto oloenzima.

Le vitamine idrosolubili, appartengono al gruppo B (sono 8 in tutto) e la vitamina C. Svolgono una funzione vitale nel metabolismo energetico e nella proliferazione e differenziazione cellulare.

OGGI VI PARLERÒ DELL’ ACIDO PANTOTENICO, CONOSCIUTA ANCHE COME VITAMINE B6.

La piridossina, piridossale, piridossamina,

possiede la capacità di diventare coenzima attraverso il legame con un gruppo fosfato, trasformandosi in piridossal fosfato (PLP). Essa andrà poi a dare forma a una moltitudine di reazioni che coinvolgono gli amminoacidi, tra cui la decarbossilazione e la transaminazione. Tra i vari pregi risulta essere stabile al calore e all’O2, dunque è molto difficile che con la cottura e con l’ossidazione perda le sue proprietà nutrienti.

Dove avviene il suo assorbimento?

Si manifesta nel digiuno prossimale per diffusione passiva e si può trovare in circolo in forma libera. La vitamina è depositata nel fegato, da cui viene rilasciata e ceduta ai tessuti in forma defosforilata e dopo viene fosforilata.

Quale è la funzione della vitamina B6?

Posiede una funzione metabolica di AA, lipidi e glucidi come coenzimi. Partecipa alla formazione di sfingolipidi, alla sintesi di vari neurotrasmettitori.

Cosa comporta la carenza?

Non porta a nessuna malattia associata. Sintomi sono cutanei con dermatiti; neuropsichici con depressione e ematologici con anemia microcitica.

Possiamo ritrovare la B6 in alimenti come la carne e il pesce.

WithLoveGiulietta ❤


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La termoregolazione.

Negli articoli precedenti, riferendomi all’ambito dell’attività fisica, ho sempre e solo fatto riferimento al dispendio energetico, ma non ho mai parlato del dispendio di calore e dunque di termoregolazione. 

L’elemento che svolge un controllo primordiale anche su questo aspetto è l’ipotalamo. Da esso si diramano una serie di stimoli che attivano le ghiandole sudoripare, i peli, le arterie, i friocettori e i caldocettori.
In base alle differenti percezioni che il nostro corpo riceve dall’ambiente esterno, l’ipotalamo determina una reazione.

Esistono 4 differenti modalità di scambio di calore con l’ambiente esterno:
– Conduzione (contatto diretto);
– Convezione (contatto del corpo con l’aria);
– Scambio di calore per mezzo di raggi infrarossi;
– Evaporazione (perdita di acqua che si porta via calore).

A prescindere dalla differente modalità con la quale si verifica questo scambio di calore, il fine ultimo è quello di mantenere la nostra temperatura corporea a 36 gradi.
Per quanto concerne la risposta del nostro organismo al freddo, può reagire in questi differenti modi:
– Riduce la perdita di calore vasocostringendo i capillari cutanei che hanno una grande riserva di dilatazione che ha proprio l’utilità di regolazione termica;
– Aumenta la produzione di calore tramite contrazioni muscolari (i brividi);
– Aumento dell’apetito con la tendenza a mettere su un po di grasso.

Le risposte al caldo sono invece:
– Sudorazione;
– Diminuzione del tono muscolare;
– Riduzione dell’appetito;
– Vasodilatazione.

I nostri termo sensori, a seconda dello stimolo, che può essere il troppo caldo o il troppo freddo, mandano informazioni all’ipotalamo, il quale è settato a 37 gradi. Nel caso in cui la temperatura stia aumentando o diminuendo rispetto a quella specifica, si attivano tutta una serie di risposte fisiologiche, atte al riportarla a livelli normali.

Quando svolgiamo l’attività fisica, la nostra temperatura aumenta moltissimo.

Altri parametri importanti da prendere in considerazione sono l’umidità e vento: quando ci sono alti livelli di umidità è molto rischioso effettuare attività fisica, perché non avviene uno scambio termico con l’ambiente. Il vento anche con alti
livelli di umidità permette di diminuire questo rischio perché asciuga il sudore, fa evaporare acqua che si porta via calore e aiuta lo scambio termico evitando di andare incontro a episodi di ipertemia.

WithLoveGiulietta ❤


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Cosa mangiare prima di un allenamento intenso.

Cosa mangiare prima della gara o di un allenamento intenso:

Prima dell’attività fisica, bisogna sempre tenersi leggeri:
Quando si eseguono degli sforzi fisici, lo stomaco smette di lavorare anche se abbiamo appena ingerito degli alimenti. Questo avviene, perché l’irrorazione sanguigna si concentra maggiormente nei muscoli che compiono un lavoro maggiore. In tal caso, la nostra digestione è rallentata.

Prima di una gara, infatti, è consigliabile evitare l’assunzione di cibo, mai più di 250 calorie. E’ bene sempre aspettare per lo meno 2 ore dopo aver mangiato, anche poco, prima di iniziare qualsiasi attività sportiva.

Il pasto precedente deve consistere prevalentemente di carboidrati complessi:
Dal 60% all’ 80% delle calorie devono provenire da pane, meglio se integrale, pasta, riso, patate, frutta, legumi. In questo modo si riduce la quantità di grassi e di proteine introdotta e si permette al nostro organismo di assimilare più adeguatamente l’energia contenuta nei carboidrati.
Tra tutti i nutrienti, i grassi sono quelle sostanze che che impiegano più tempo a lasciare lo stomaco, rallentando perciò il tempo di svuotamento gastrico di tutti gli altri nutrienti necessari.

Un’altro atteggiamento consigliato è quello di bere una quantità d’acqua superiore a quella richiesta dal senso della sete:
questo è necessario affinchè si eviti una carenza di liquidi, uno dei difetti più pericolosi nella dieta di uno sportivo. Bisogna bere per lo meno un bicchiere d’acqua per ogni 30 Kg di peso corporeo prima di una gara che 12 duri più di mezz’ora o di un allenamento intenso che duri altrettanto.

Una severa disidratazione è potenzialmente fatale. Allenarsi mentre si è disidratati può generare un aumento veloce della temperatura corporea e questo può portare a un colpo di calore o ipertermia. Essa è una condizione del corpo che può verificarsi a causa di alta temperatura dell ́aria, alta umidità e prolungata esposizione al sole. E’ diversa dalla febbre, perché la febbre è una risposta dell’organismo a uno stato di infezione e insorge a prescindere dalla temperatura esterna, su comando della regione pre-ottica dell’ipotalamo anteriore; l’ipertermia invece insorge senza questo comando, indotta solo dalla temperatura esterna.

Vi invito a dimostrare sempre e comunque cautela ogni volta che eseguite degli sforzi a livello muscolare.

WithLoveGiulietta ❤


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L’esercizio fisico in gravidanza.

Buongiorno a tutti,

oggi tratterò della pratica sportiva in gravidanza. È possibile praticare sport in questo periodo delicato della vita di una donna?

La gravidanza è una condizione naturale, che va vissuta con serenità  con spirito di adattamento, senza paranoie, angosce e abbandonando tutti quei limiti che nascono solo e unicamente dalla nostra fantasia. Con questo, sostengo che lo sport, se praticato adattandosi alla singola condizione di ogni donna, può solo giovare e rendere piacevole i nove mesi di dolce attesa.

Lo sport e l’attività fisica aiutano l’individuo a mantenersi in forma, riattivano la circolazione, il nostro metabolismo e prevengono o riducono ( a seconda dei singoli casi) le varie disfunzioni a cui si può andare incontro nel corso della nostra vita. Inoltre, non è di certo da sottovalutare che praticando sport, entrano in circolo le endorfine, ovvero i neurotrasmettitori del benessere.

Quando ci troviamo in uno stato fisico e psicologico delicato come quello della ”dolce attesa”, bisogna certamente stare molto attenti a non esagerare con l’intensità e con il volume degli esercizi da svolgere, questo perchè altrimenti, ci si sottopone a uno stress intollerabile che può dar vita o intensificare un malessere. Per fare un semplice esempio, se la donna si trova in uno stato di gravidanza a rischio, non è consigliata la pratica sportiva, al fine di non danneggiare ulteriormente le condizioni del futuro nascituro. Come in tutto, bisogna saper riconoscere i nostri limiti e comportarci di conseguenza. La vita non dev’essere una lotta continua, bensì un dono che va vissuto con cura, armonia e passione, ma soprattutto con amore per noi stessi e chi ci circonda.

Un soggetto che vive uno stato psicofisico altamente delicato, deve sempre e solo affidarsi a un personale competente e altamente specializzato in quel dato ambito, al fine di poter giovare se stesso senza incombere in degenerazioni. In questo specifico caso che stiamo trattando, sarà il medico a valutare il tipo di attività che la donna deve seguire, al fine di non esporla a rischi come per esempio infortuni nati da sforzi inutili e forti impatti atti unicamente al danneggiamento del feto.

Per farla breve, gli sport di squadra come il calcio, la pallavolo, il basket sono sconsigliatissimi così come lo sono gli sport estremi come paracadutismo, alpinismo ecc.,  poiché potrebbero verificarsi traumi sul ventre della mamma e dunque danneggiare il futuro nascituro.

Quando si pratica attività fisica in gravidanza, l’elemento da non sottovalutare in nessun caso è il gruppo: vivendo un’esperienza simile, condividendo le proprie emozioni con altre donne che vivono la tua stessa condizione, e praticare dunque uno sport stimolato dall’empatia che può nascere tra ”compagne di avventura”, si stimola non solo la mente, ma si ha anche sicurezza nell’ essere aiutate nel momento del bisogno. Se ad esempio si verificassero dei gonfiori, cefalea, crampi, palpitazioni, o se si verificasse una scivolata e qualsiasi altra disavventura, ci sarà sempre qualcuno pronto a sostenerci aiutandoci e rendendo ogni cosa più semplice e gradevole. Se invece ci avventurassimo in un allenamento dedito alla solitudine, sarebbero pochi i punti a nostro favore e tante le difficoltà lungo il nostro percorso. Perché stressarsi? Privilegiamo lo sport di gruppo!

Dai miei personali studi, posso dire che il nuoto è lo sport che meglio si appresta a questa condizione fisica, poichè apporta benefici sia sul lato fisico che sul lato psicologico. Inoltre si è seguiti da un istruttore e ci si trova in un ambiente sicuro e rilassante. Pensate a quanto sia benefico lasciarti trasportare dall’acqua, abbandonando il nostro corpo ad essa, galleggiando dolcemente ed eseguendo della ginnastica dolce. Le nostre articolazioni e i nostri muscoli compiono un esercizio efficace e leggero, senza sforzi inutili. L’acqua con la sua azione tonificante e rinfrescante, rende tutto più soave e armonioso.

I gruppi muscolari che si andranno ad allenare sono sia attinenti alla zona superiore del corpo che a quella inferiore e dunque la zona polmonare, permettendo un miglioramento nella respirazione profonda: questo sarà utile nel momento delle contrazioni, poiché si avranno delle capacità respiratorie più affinate che permetteranno di affrontare al meglio la tensione e di ridurre la fatica del parto. Anche l’allenamento della zona inferiore sarà una grande alleata nel momento del parto: questo perchè allenando i muscoli del pavimento pelvico, si faciliterà l’espulsione del nascituro, con minor fatica rispetto ai soggetti sedentari.

Riallacciandomi a quest’ultima parola, posso dirvi che chi non ha mai praticato sport, a meno che non possieda per fattori genetici un’articolazione flessibile, avrà molta difficoltà e sofferenza durante il parto, rispetto a chi ha sempre dedicato del tempo all’attività sportiva.

Altri sport consigliati o comunque da correlare al nuoto, sono lo yoga, il pilates e anche delle passeggiate quotidiane.

In tutti i casi, lo sport che sia un soggetto con particolari patologie e con condizioni delicate o semplicemente in uno stato di normalità, apporta modifiche positive a livello fisiologico: migliora la circolazione sanguigna aumentando le dimensioni del cuore ( dicesi cuore dell’atleta) che incontrerà meno attrito nel pompaggio del sangue in circolo. Questo ridurrà l’incombere della fatica e un miglioramento della capacità polmonare.

Altro aspetto da non sottovalutare è la MODERAZIONE: ogni attività deve essere equilibrata e mai esagerata, altrimenti si crea stress e il feto potrebbe andare incontro a ipertermia per mancanza di O2.

Di solito si consiglia di effettuare attività fisica nei momenti freschi della giornata, cercando di reintegrare i liquidi bevendo molta acqua, che si espelle con la traspirazione.

Ogni donna, dovrebbe praticare attività fisica durante la gravidanza, sia per lei che per il proprio bimbo.

WithLoveGiulietta ❤


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Classificazione delle intensità di allenamento.

È scientificamente provato che l’attività fisica regolare produce una serie di effetti positivi per il nostro organismo.

Dobbiamo stare attenti nella scelta dell’attività fisica più appropriata alla nostra condizione: se svolgiamo esercizi con elevato carico articolare e muscolare, apporteremo solo danni al nostro corpo, ma se facessimo degli esercizi in forma troppo lieve, non ci guadagneremo niente. È quindi importante trovare una via di mezzo tra questi due poli opposti. Oggi mi concentrerò sull’elencarvi i tre diversi tipi di intensità dell’attività fisica, spiegandovi a chi si adeguano e in che condizioni: considerando l’età, il sesso oltre che il grado di allenamento e il benessere fisico.

Prima di addentrarci in queste descrizioni, voglio presentarvi il MET:

CHE COS’È IL MET?

È l’ unità metabolica equivalente, ovvero la quantità di ossigeno richiesta dal nostro sistema corporeo per un minuto in condizioni di riposo.

1 MET  =  3,5 ml O2 / Kg / min (0,0175 Kcal / Kg / min  =  0,0732 Kj / Kg / min)
Quando si dice che un esercizio richiede 10 METS, significa che il suo costo in ossigeno è pari a 3,5*10, ovvero 35 ml O2 / Kg / min

Un metodo utile per approssimare il consumo calorico è l’uso della seguente equazione basata sul livello di MET delle attività:

( MET * 3,5 * peso corporeo in Kg)/200 = Kcal/min.)

Vediamo adesso le seguenti categorie di esercizio:

L’ESERCIZIO VIGOROSO:

Si tratta di una tipologia di allenamento, che richiede un consumo d’ossigeno > 60% di quello massimale. Un’attività motoria > 6 MET. Riconosciamo un esercizio ti questo tipo nel momento in cui il nostro corpo richiede una sostanziale attività cardiorespiratoria.

L’ESERCIZIO MODERATO:

Si tratta di un’attività motoria di circa 3-6 MET, ad esempio una camminata vivace a 4,8-6,4 Km/h per un adulto in buona salute. Perchè ho detto in buona salute? Come ho accennato prima, l’esercizio può essere considerato di un certo tipo, sempre e solo in relazione alla condizione del soggetto preso in esame, dunque una simile andatura può essere considerata pesante o pesantissima per le persone sedentarie o per gli anziani.

In generale, un esercizio moderato, può essere sostenuto a lungo, anche per circa 45 minuti, con inizio e una progressione gradualmente crescente e non competitivo.

Inoltre si richiede un consumo d’ossigeno compreso fra il 40-60% di quello massimale.

ESERCIZIO LEGGERO:

Si tratta di un’attività motoria che richiede un consumo d’ossigeno fino al 40% del VO2max o < 3 MET

COME POSSIAMO INCREMENTARE LA NOSTRA FORZA MUSCOLARE?

Attraverso l’allenamento con i pesi. Usando carichi di lavoro che consentano da 8 a 15 ripetizioni, si andrà facilmente incontro a un incremento sia della forza che della resistenza muscolare, naturalmente si dovrà tenere conto dell’età e dello stato di salute del soggetto.

Il massimo consumo di ossigeno ottenuto praticando un esercizio con le braccia è inferiore del 20-30% rispetto a un esercizio che coinvolge la muscolatura delle gambe. Similmente, sono anche inferiori i massimi valori raggiunti di ventilazione polmonare e frequenza cardiaca. Le differenze sono attribuibili in larga parte al fatto che la massa muscolare delle braccia è largamente inferiore rispetto alla massa dei muscoli delle gambe e offrono quindi una maggior resistenza al flusso del sangue.

Una diminuzione approssimativa della Fcmax, in funzione dell’età, può essere predetta attraverso la seguente formula che è valida indipendentemente dalla razza e dal sesso, sia nei bambini che negli adulti:

FCmax = 220 – età;
Inoltre questa equazione stima un errore dell’ordine di 10 Ds battiti al minuto per ogni età, tale per cui l’errore non risulta significativo al fine del calcolo della FC allenante.

RICAPITOLIAMO, IN BREVE, LE FASCE DI ATTIVITÀ FISICA:

Fascia dal 50 al 60%: attività leggera (cammino a passo svelto) indicata per la rieducazione;

Fascia dal 70 all’80%: attività intensa (corsa) indicata per le attività di resistenza;

Fascia dal 60 al 70%: attività moderata (corsetta) indicata per chi vuol dimagrire;

Fascia dall’80 al 90%: attività intensissima come ad esempio nella corsa dei 100 metri piani.

Nei prossimi articoli mi concentrerò nello specifico su ogni allenamento per fornirvi esempi e approfondimenti a rifuardo.

Per ora vi saluto,

WithLoveGIulietta ❤