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Culotte de Chevals: come eliminarle?

 

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Un problema che affligge molte donne, proprio per il fatto che è insito nella natura femminile, è l’accumulo di grasso nella zona trocanterica, meglio conosciuto come ”culotte de chevals”.

Ci sono donne che sono maggiormente predisposte ad accumulare adipe in questa zona e donne che lo sono di meno. Dipendendo da un fattore genetico, risulta molto complesso eliminarle, nonostante una persona si impegni a seguire uno stile di vita attivo e un’alimentazione curata.

Il corpo della donna è stato creato per poter affrontare il periodo difficile della gravidanza, durante il quale bisogna nutrire e accudire un’altra vita. Per tale motivo la donna rispetto all’uomo possiede una maggiore percentuale di grasso corporeo.

Nonostante la difficoltà nell’eliminare questo grasso localizzato, si può comunque ottenere una sua riduzione, seguendo i seguenti punti:

  1. Alimentazione sana;
  2. Attività fisica;
  3. Utilizzare calzature adeguate;
  4. Non fumare;
  5. Non bere alcolici;
  6. Adeguata idratazione;
  7. Ridurre lo stress.
  8. Dormire  7-8 ore.

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giulia._.spano@live.it


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I dolcificanti fanno male alla salute.

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Il sistema economico ha un potere enorme sulle nostre vite, tanto che attraverso i prodotti che acquistiamo ogni giorno al supermercato, siamo costantemente manipolati.

Alle industrie non interessa fare del bene e di conseguenza mettono al primo posto il guadagno, offrendoci degli ”alimenti” privi di sostanza nutritiva, che noi acquistiamo senza porci alcuna domanda a riguardo. Nel frattempo l’azienda si arricchisce alle nostre spalle.

Come dissi in molti articoli, lo zucchero semolato è stato sottoposto a un processo di raffinazione tale da privarlo di ogni proprietà nutritiva e quindi è come mangiare veleno. Per tale motivo è sempre meglio acquistare lo zucchero di canna integrale, che non è stato sottoposto ad alcun cambiamento della sua composizione nutrizionale.

Tra gli ingredienti che ledono alla nostra salute, ci sono i dolcificanti ( come il fruttosio), anch’essi utilizzati dalle industrie alimentari per rendere più dolci i prodotti a poco prezzo, creando anche una sorta di dipendenza e quindi maggiore domanda da parte del popolo.

Le persone che acquistano maggiormente i prodotti così detti ”light”, ovvero privi di zucchero ma ricchi di dolcificante, sono le persone affette da sindrome metabolica, al diabete o chi semplicemente desidera perdere i kg in eccesso.

Queste persone vengono ingannate e la loro salute è messa maggiormente a rischio dai giochetti delle industrie.

Tra i dolcificanti più acquistati vi è il fruttosio, il quale come gli altri dolcificanti artificiali, causa obesità e irregolare produzione dell’insulina, alla pari dello zucchero. Inoltre, la flora intestinale viene alterata e di conseguenza la salute dell’uomo.

La differenza tra il fruttosio contenuto nella frutta, che è naturale, rispetto a quello chimico è immensa. Il fruttosio è una vera e propria presa in giro così come gli altri dolcificanti artificiali.

Sappiamo benissimo che lo zucchero crea una forte indipendenza nell’organismo, perché più ne assumiamo più ne vogliamo. Inoltre, lo zucchero possiede una grande quantità di calorie e porta ad ingrassare.

Le aziende ci fanno credere che il fruttosio, ci permette di rendere i prodotti gustosi, ma senza farci aumentare di peso, il che ovviamente dona false speranze a tutte le persone prima citate.

Qual è la realtà dei fatti?

Il fruttosio è un componente dello zucchero bianco, quindi deriva proprio da esso, ma quello che non ci dicono è che ci causa danni estremamente maggiori dello stesso saccarosio.

Il nostro organismo, quando riceve il saccarosio, lo elabora e lo sintetizza per poi assimilarlo. Quando, invece, introduciamo nel nostro organismo il fruttosio, non viene elaborato come il saccarosio e di conseguenza il nostro corpo lo assimila subito. In questo modo si produce una quantità altissima di trigliceridi (grassi). Possiamo dunque ben capire che invece di far dimagrire fa ingrassare ancor di più.

In che modo ci fa ingrassare?

Blocca la produzione della leptina, ormone che il nostro corpo produce per dare un senso di sazietà. Quindi significa che chi mangia i prodotti light ha ancora più fame di prima. Come se non bastasse, l’eccesso di fruttosio diminuisce il colesterolo buono e aumenta quello cattivo.

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Farina integrale: quale scegliere?

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La farina integrale contiene tutte le proprietà nutritive del chicco del grano, delle quali viene privata durante la sua raffinazione in farina bianca.

Nonostante la farina integrale sia quella da privilegiare, bisogna stare molto attenti a quale tipologia si acquista al supermercato.

Infatti, la farina integrale da privilegiare è principalmente quella biologica, poiché priva di pesticidi e costituita di vera farina integrale. Ovviamente, anche qui bisogna privilegiare la pasta con trafilatura al bronzo, perché anche molte farine biologiche sono raffinate eccessivamente.

Perché parlo di vera farina integrale?

Esiste anche una falsa farina integrale?

Ebbene si!

Sul mercato troviamo molti prodotti che si spacciano per vero integrale, ma in realtà sono come accennato poco fa, farine senza alcuna proprietà nutritiva, poiché raffinate eccessivamente e l’azienda, per ingannare il cliente, mischia la crusca (scarti) in modo tale da farla sembrare integrale. In realtà così facendo il prodotto diventa ancor più pericoloso di prima.

Tutto questi prodotti privi di sostanze nutritive sono garantiti dalla legge 187 del 09 febbraio 2001.

Secondo questa legge un prodotto di può definire integrale quando il suo tasso di minerali è compreso tra l’1,30% e l’1,70% su 100 parti di sostanza secca.

Non valutano, perciò, due fattori fondamentali delle farine integrali:

  • l’indice glicemico che nelle vere farine integrali è molto basso;
  • metodo di lavorazione che non è basato sull’utilizzo di macchinari che eliminano ogni proprietà nutritiva dell’alimento.

La farina raffinata, aumenta il rischio di insorgenza di diabete, malattie vascolari e oncologiche.

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Come riconoscere le INTOLLERANZE ALIMENTARI!

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Prima di iniziare a parlare nel dettaglio delle intolleranze alimentari è doveroso distinguerle dalle allergie: le intolleranze alimentari, infatti, non scattano per un meccanismo di difesa immunitario e inoltre l’intolleranza dipende anche dalla quantità di alimento ingerito.

Non bisogna confonderle neanche con quelle che possono essere le patologie dell’apparato gastro-intestinale, poiché possono essere facilmente scambiate con l’intolleranza alimentare, quando in realtà si tratta proprio di una specifica malattia.

Le intolleranze alimentari si dividono in:

  • dipendenti da difetti enzimatici;
  • dipendenti da sostanze farmacologicamente attive;
  • dipendenti da elementi sconosciuti, derivanti da additivi alimentari.

Quali sono le intolleranze più diffuse?

-L’intolleranza al lattosio è la più diffusa in assoluto. L’uomo non possiede l’enzima lattasi, che consente di digerire il lattosio scindendolo in glucosio e galattosio.

Questo tipo di intolleranza è presente nel 3-5% dei bambini di età inferiore ai 5 anni, ma si presenta anche in età adulta. Nel periodo  dell’allattamento il bambino ha questa intolleranza, che si presenta in forma secondaria ad altre malattie dell’apparato gastrointestinale (flatulenza, diarrea, dolori addominali).

Nell’età adulta possono esserci diverse variazioni di alimentazione, che comportano una produzione sempre più bassa di lattasi. In questo modo, a seconda della quantità di lattosio ingerita, si possono verificare delle intolleranze;

L’intolleranza farmacologica è determinata dal fatto che all’interno di alcuni alimenti troviamo delle sostanze che sono state utilizzate in farmacia per produrre determinati medicinali. Una di queste sostanze è l’istamina (possiamo ritrovarla nel vino, nel formaggio stagionato, negli spinaci ecc.). Altre sostanze che possono causare intolleranze dal punto di vista farmacologico sono il caffeina, l’alcool, solanina e così via;

Intolleranze dovute a meccanismi non conosciuti, o sostanze denominate ”additivi alimentari” come i benzoati, i nitriti e così via;

Intolleranze dovute a disordini gastrointestinali, legate a una funzione immunitaria del nostro corpo (ad es. la celiachia).

In conclusione, nel caso in cui si verifichino reazioni di intolleranza verso un dato alimento, è necessario recarsi a fare le analisi, al fine di riconoscerne la causa e prevenire questi sintomi che possono provocarci

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                                                                                     Dott.ssa Giulia Spano

                                                                                 (Scienze delle attività motorie e sportive)


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Perdere peso solo con la dieta: è possibile?

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La maggior parte delle persone, sono convinte del fatto che basti unicamente seguire un regime alimentare ipocalorico per perdere il peso in eccesso.

Da un certo punto di vista, sembra quasi vera questa ipotesi, perché molte persone dicono di riuscire a dimagrire molto più facilmente senza praticare attività fisica.

Sembra, infatti, che il peso praticando attività fisica, rallenti la sua discesa.

Nonostante i risultati all’apparenza positivi, ciò che conta realmente non è il numeretto che appare sulla bilancia, bensì la composizione corporea che sarebbe la percentuale di massa magra e massa grassa di cui siamo costituiti.

La maggior parte dei medici, infatti, consiglia al paziente di affiancare sempre l’attività fisica al regime alimentare assegnato. Ovviamente, se ci si affida a un personale competente, come un laureato in scienze motorie, si va sempre sul sicuro, perché sa adattare con criterio, in base agli studi medici condotti, le vostre condizioni fisiche al tipo di attività fisica che più vi garantisca giovamento.

Che benefici comporta l’attività fisica?

  • Ci permette di bruciare più calorie;
  • aumentare il nostro metabolismo a riposo;
  • definire, tonificare il nostro fisico.

Quali sono gli aspetti negativi di chi non affianca lo sport alla dieta?

Quando una persona si limita a seguire la dieta senza uno stile di vita attivo, vi sono alcuni fattori negativi che si verificano.

Magari, nella bilancia, il peso che appare è inferiore a quello iniziale, ma in che senso?

Il nostro corpo, durante un regime ipocalorico, attinge prima di tutto dal muscolo, il quale possiede energia facilmente reperibile e utilizzabile dal nostro organismo, piuttosto che dal grasso, molto più complicato da smuovere.

In questo modo si perdono soprattutto massa magra e liquidi e quindi il peso cala, ma non in meglio.

Quando il soggetto in questione, riprende ad alimentarsi come prima di iniziare la dieta, riprende tutti i chili persi, se non di più!

Bisogna perdere la concezione di peso corporeo  come risultato primario e concentrarsi sul cambiare la nostra composizione corporea.

La perdita della massa grassa si stimola soprattutto praticando attività fisica.

Altro motivo per il quale è sempre un bene associare lo sport alla dieta è che diminuendo l’introito calorico, si rallenta anche il metabolismo e di conseguenza si dovrebbero restringere le calorie all’infinito per continuare a ottenere risultati senza ritrovarsi in una situazione di stallo.

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                                                                                     Dott.ssa Giulia Spano

                                                                                 (Scienze delle attività motorie e sportive)


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Il cioccolato fa bene alla salute?

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Il cioccolato è un alimento su cui le persone hanno sempre tanta incertezza.

Per gli amanti del cioccolato, occorre dare questa notizia: il cioccolato fa bene alla salute e dovrebbe essere assunto quotidianamente!

Il problema è che in commercio esistono tante tipologie di cioccolato che non ci fanno per niente bene, come quello al latte, il cioccolato bianco e il falso cioccolato fondente ricco di additivi che fanno male alla salute.

Che cos’è il cacao?

Il cacao in polvere è ottenuto attraverso la rimacinazione delle fave di cacao che son state decorticate ed essiccate al sole. Presenta un tenore di burro di cacao pari al 20% e presenza di acqua pari al 9%

Il cacao amaro in polvere è stato fortemente sgrassato e presenta una percentuale del 10% di burro, percentuale che varia a seconda dei produttori. In questo caso le fave vengono frantumate e pressate al fine di eliminare un grosso quantitativo di burro di cacao. Quindi dal punto di vista calorico, il cacao risulta meno grasso del cioccolato.

Per 100 g. di cacao abbiamo 230 kcal, mentre per lo stesso quantitativo di cioccolata ne abbiamo circa 543 kcal.

Le fibre, soprattutto nel cacao non sgrassato sono presenti in una buona percentuale.

Il cacao in se non fa male, ma è il processo di raffinazione industriale che inserisce nel prodotto zucchero bianco, latte in polvere e dunque ancora una volta ci offrono sul mercato qualcosa che ci crea dipendenza e comporta la nascita di molti problemi di salute.

Il cacao crudo a differenza di quello tostato contiene molte dosi di antiossidanti, protegge il cuore, contiene triptofano che apporta il buonumore, poiché induce una grande produzione di serotonina.

Quasi tutti i cioccolati che troviamo in commercio, sono da evitare, perché l’essicazione avviene a temperatura maggiore di 42 gradi privandoli delle loro proprietà nutritive.

 

  • I flavonoidi ci aiutano a curare tutte le patologie cardiovascolari
  • si inibisce il colesterole LDL;
  • inibisce la tendenza delle piastrine di formare coaguli (infarto/ictus);
  • innalza la pressione sanguigna;
  • aiuta nella cure del cancro e dell’alzhaimer;
  • inibisce la fluidificazione delle feci.

In conclusione, bisogna sempre fare una scelta pensata quando si acquista il cioccolato.

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