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Il benessere prima di tutto!

Handicap e Sport.

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La nostra società: un luogo perfetto, che enfatizza l’ideale dell’uomo di successo riconducendolo sempre e solo a un aspetto fisico impeccabile, dove ogni dettaglio che lo rende unico, viene considerato dal resto del mondo come un motivo per farlo sentire inferiore e dunque isolarlo. Mentre la tecnologia evolve, i pensieri restano incatenati al passato, rendendoci persone arretrate in un mondo innovativo: è come se fossimo ancora gli stessi personaggi che riempirono lo scenario dell’antica Grecia, della Roma antica. Mentre il mondo si evolve, noi non accettiamo il cambiamento e guardiamo con disprezzo ogni personalità che si diversifica dalla nostra, ogni presenza fisica che non rispetta i canoni dell’uomo vincente, la vogliamo demolire a tutti costi.

Ma per quale motivo? perché dobbiamo essere tutti uguali? dobbiamo seguire gli stessi schemi? pensare le stesse cose? nascere rispecchiando determinati canoni fisici?

E se così non fosse? Beh in tal caso vieni considerato spazzatura, senza valore, senza emozioni, senza pensieri.

Perché continuiamo a vivere così? Ignorandoci a vicenda, demolendoci tra simili? Forse Macchiavelli aveva ragione quando diceva che l’uomo è nato per essere egoista, poiché vuole tutto per se e calpesterebbe chiunque per poter ottenere ciò che vuole.

Dov’è il significato di ”ESSERE UMANO” in tutto ciò? Sembra essersi bloccato sul nascere.

Per fortuna non tutti sono così arretrati e la diversità col tempo inizia a essere anche apprezzata dal senso comune.

Perchè ho fatto questa premessa?

Come potete ben vedere dal titolo, oggi voglio parlare del concetto di handicap e sport, due tematiche molto discusse negli ultimi anni. Fino a poco tempo fa, infatti, l’uomo portatore di una qualsiasi disabilità, era considerato un problema, una sorta di peso che poteva solamente cagionare danni al benessere del popolo. Lo si sottometteva alle più impensabili condizioni fisiche e psicologiche, fino a condurlo alla morte. Era un essere senza diritti, pensieri, emozioni, passioni, desideri, ambizioni…

Per fortuna anche se solo di recente, almeno a livello generale, si è capito che la diversità, non significa brutto, sbagliato, inadeguato, impensabile, bensì un modo di essere che ci arricchisce tutti, poiché ci mostra come l’uomo possa vivere in determinate condizioni, come il nostro corpo possa facilmente sanare una mancanza fisica, a come un uomo con queste mancanze, attraverso la sue tenacia e volontà, possa rendere un punto di forza, possa renderlo unico e arricchirlo di nuove conoscenze di se stesso, conducendolo a nuovi approcci verso la vita, in tutte le sue sfumature.

Inoltre, la chirurgia, la tanto desiderata chirurgia plastica, se usata nei giusti modi, permette ai soggetti considerati disabili, di acquisire l’aspetto che desiderano, ad esempio attraverso l’uso di protesi per le braccia, le gambe, e così via..

Ma vediamo ora il concetto di Handicap legato allo Sport, che apriamo con una legge italiana:

D.M. 4/3/1993   “Determinazione dei protocolli per la concessione dell’idoneità sportiva agonistica alle persone handicappate”

Come potete ben vedere, la legge è stata fatta in tempi recenti, nel 1993.

Oggi l’operatore si concentra sulla menomazione per focalizzare sull’interazione tra individuo e ambiente, sugli ostacoli che l’ambiente o la società pongono al disabile e lo fa attraverso l’integrazione:
Lo sport può costituire un occasione per elaborare i concetti di integrazione, essendo il contesto sportivo arbitrario e modulabile.

La Visita Medico-Sportiva, ha come scopo principale quello di escludere la presenza di patologie o malformazioni che sconsiglino la pratica di sport in genere:

– Certificazione di Stato di Buona Salute;
– Rilascio dell’Idoneità Sportiva Agonistica;
– Prescrizione di esercizio fisico.

L’importanza di un controllo medico, è sottolineata nel Decreto Balduzzi  (art.7 comma 11 decreto sanità e sviluppo 2012)
“…..I soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva
riconosciuti dal Coni, che praticano attività amatoriale (ovvero non regolamentata da organismi sportivi e non occasionale)
devono sottoporsi a controlli medici periodici secondo indicazioni precise……”

International Paralympic Committee IPC è l’organo che si occupa dei diritti sportivi di questi soggetti che presentano queste diversità. Si tratta di un’organizzazione internazionale no-profit che governa il Movimento Paralimpico.

Il CPI organizza i Giochi paralimpici estivi ed invernali, e funge da Federazione Internazionale per 12 sport, di cui quindi supervisiona e coordina l’organizzazione dei Campionati Mondiali e altre competizioni.

La missione del Comitato Paralimpico Internazionale è quella di permettere agli atleti disabili di raggiungere eccellenze sportive e di creare opportunità sportive per tutti a qualsiasi livello. Inoltre il CPI si pone come fine la promozione dei valori paralimpici, che includono il coraggio, la determinazione, l’ispirazione e l’uguaglianza.

Cosa sostiene in parole spicciole L’IPC?

-“Qualsiasi patologia di ogni organo o apparato del corpo umano può influire in maniera diretta o indiretta sulla performance sportiva”;
– L’IPC prevede competizioni per atleti affetti da disabilità dell’apparato locomotore, del sistema nervoso, del sistema sensoriale e della psiche.

L’Organizzazione mondiale della sanità, ha fatto due classificazioni:
– 1970 ICD Classificazione internazionale delle malattie;
– 1980 ICIDH Classificazione internazionale delle menomazioni delle disabilità e degli handicap.

Il CIP (Comitato Italiano Paraolimpico), riconosce come agonisti i seguenti atleti:
-Atleti con disabilita fisica, distinti in base alle patologie causa della disabilità in mielolesi, con spina bifida, amputati ad uno o più arti, con lesione cerebrale, con esiti di poliomielite e con altre patologie (artrosi grave, distrofia muscolare, sclerosi multipla, ecc.).
– Atleti con disabilità neurosensoriale visiva e uditiva, generalmente con capacità fisiche per il resto normali (vanno applicati gli stessi protocolli dei normodotati con l’aggiunta della visita oculistica per i non vedenti e per gli ipovedenti per la certificazione di disabilità).
– Atleti con disabilità intellettiva, atleti con deficit mentale.

Se vuoi saperne di più sui controlli medici ai quali devono sottoporsi per poter affrontare l’ambito sportivo, vai su questo link:

https://docs.google.com/document/d/1yxMdOk1v4UGt3RKfUYPl6WPo-7B_GkI4tB2CVefxjPg/edit?usp=

Cosa posso dirvi per concludere? mi sembra che abbiamo un sacco di esempi di campioni che nonostante le loro condizioni, hanno donato molto nello scenario sportivo e sono stimati da tutti. Inoltre hanno riacceso la speranza in chi ormai non credeva più di possedere dei diritti e aveva perso la speranza di poter occupare un piccolo posto nel mondo.

Con questo vi lascio,

WithLoveGiulietta ❤

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Autore: Dott.ssa Giulia Spano

''Amante del benessere psico-fisico, ho reso lo sport e la sana alimentazione il centro della mia vita. Credo fermamente che l'amore per se stessi venga prima di ogni altra cosa e voglio trasmettere i miei principi a più persone possibili. Proprio per questo sono LAUREATA in scienze delle attività motorie e sportive e possiedo un blog e un canale YT in cui parlo di queste tematiche''

4 thoughts on “Handicap e Sport.

  1. Un tema delicato e toccante. E’ importante parlarne.
    Ho lavorato per un anno con ragazzi portatori di handicap, magari avessero vuto le possibilità dei ragazzi di oggi. La loro vita era molto “piatta” e isolata.

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  2. Bellissimo post, complimenti. 😉 Adoro questa frase: “Mentre la tecnologia evolve, i pensieri restano incatenati al passato…”!

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