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Il benessere prima di tutto!

L’educazione fisica nel fascismo.

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Nel corso del ventennio che va dal 1922 al 1943, l’Italia si è trovata di fronte al primo regime autoritario che, dopo la prima guerra mondiale, si definì totalitario.

L’uomo da cui nacque tutto ciò era Benito Mussolini, il quale attraverso l’utilizzo della propaganda, riuscì a dominare incontrastato sia come capo del governo che come duce del fascismo. Qualsiasi tipo di volere del duce, veniva trasmesso tramite i prefetti, e se qualcuno mostrava del disaccordo verso le sue proposte, la polizia di stato avrebbe provveduto subito a reprimere ogni dissenso. Dunque tutti dovevano per forza aderire al partito fascista per poter ottenere una collocazione nell’apparato statale. Di tutti i mutamenti che si verificarono per volere di Mussolini: per ciò che concerne il ruolo della chiesa, la riforma economica (che salvò l’Italia dalla sua arretratezza) e la politica estera, ci concentriamo su un aspetto essenziale ovvero sulla manipolazione dei cittadini attraverso la cultura e la comunicazione di massa. Il duce, infatti, diede vita a degli organismi collaterali e a numerose organizzazioni giovanili che svolsero il compito di creare consenso verso il regime.

Mussolini aveva in mente una determinata figura dell’italiano ideale, la quale non doveva somigliare a quella del borghese troppo attaccato ai soldi: l’uomo nuovo doveva essere combattente e virile e per ottenere questa figura bisognava controllare lo sviluppo dell’italiano medio sin dalla scuola. Nel 1923 nacque la riforma Gentile che era incentrata sull’apparato scolastico: per favorire la nascita di personalità sempre più conformi al fascismo, vennero introdotti dei libri di testo specifici e gli insegnanti furono costretti ad aderire al fascismo e sottoposti a una stretta sorveglianza. Bisogna però sottolineare che nessun insegnante fece una vera e propria opposizione, anzi continuarono il loro insegnamento così come lo effettuavano prima dell’avvento del regime dimostrando però un consenso generale nei suoi confronti. Con l’introduzione della riforma Gentile, l’educazione fisica viene organizzata e gestita da un organismo indipendente, al di fuori della burocrazia ministeriale, pur lasciando gli studenti alle dipendenze della scuola: nel 15 marzo del 1923 viene istituito

l’ENEF (Ente Nazionale per l’Educazione Fisica). Una volta che l’educazione fisica era obbligatoria, sorsero dei problemi perché era anche d’obbligo il pagamento delle tasse per la partecipazione. Inoltre le poche palestre disponibili comportavano il fatto che gli insegnanti si trovavano a addestrare anche oltre cento unità alla volta. L’ENEF dunque non portò innovazioni per le sue perfezioni organizzative, dato che su questo aspetto le prospettive erano pessime, piuttosto Mussolini era convinto che un regime per essere invincibile doveva dimostrarsi all’avanguardia in ogni campo, e quello sportivo era ottimo per poter manipolare il popolo verso i suoi ideali. L’Enef però era solo la prima fase di questa tattica manipolatoria: quando si sciolse venne sostituita dall’ONB.

Entrando più nello specifico, le organizzazioni di cu si servì il duce, furono molte ma quella di maggiore spicco era l’O.N.B. (Opera Nazionale Balilla) di Renato Ricci. Questa organizzazione nacque nel 1926 per mezzo di Ricci (al quale Mussolini assegnò l’incarico di sottosegretario all’istruzione)e voleva la partecipazione di ragazzi dagli otto ai diciotto anni, donando loro un supplemento di educazione fisica e insegnamenti di tipo militare e inoltre inculcavano dottrine ideologiche.

Attraverso l’insegnamento dell’educazione fisica da parte dell’ONB si voleva infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell’educazione militare, renderli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di “fascisti del domani”.

Dopo un primo periodo sperimentale, l’ONB venne stabilmente suddivisa, per età e sesso, in vari corpi:

  • Corpi maschili:

Esterni all’ONB vi erano i movimenti d’età superiore:

Le divise dell’ONB erano caratterizzate da una camicia nera, fazzoletto azzurro, pantaloni grigio-verde e da una fascia nera. Inoltre nelle esercitazioni si usava sempre un moschetto che per i più piccoli era in forma di giocattolo. Bisogna comunque sottolineare che l’organizzazione non ricevette mai più del 50% delle adesioni.

Un’altra organizzazione che seguì a quella Balilla, fu l’Accademia Fascista della Farnesina che sorse nel 1928. Questo era un istituto volto alla formazione di insegnanti di educazione fisica per le scuole e istruttori ginnico-sportivi ed era la stessa ONB che, per mancanza di insegnanti, portò Ricci a trasformarla in un’accademia che si occupava solo della formazione maschile. Per poter entrare in questa accademia bisognava iscriversi obbligatoriamente al partito fascista e che il fatto di aver ricevuto in precedenza un’istruzione nell’ONB fosse una marcia n più per poter essere selezionati divenendo o dirigenti o insegnanti. Le materie cambiarono poiché si fece spazio alla pedagogia, alla letteratura e qualsiasi altra materia nel campo politico e sociale rendendo ancor più evidente la volontà di Mussolini di diffondere l’ideale fascista. Dopo un tentativo fallito di riforma per poter allungare a 4 anni invece che a 2 l’istruzione nell’accademia, nacque la Gioventù Italiana del Littorio (GIL).

 Mentre in passato l’Accademia era sotto il controllo del Ministero dell’educazione Nazionale e dell’ONB, la GIL divenne organo integrante del Partito Fascista. Questa nuova organizzazione per la formazione nel campo dell’educazione fisica, si caratterizzava da corsi triennali; rivolta al genere maschile; obbligo di studio di una lingua straniera, e le materie vennero organizzate in quattro sezioni: politica, militare, biologico–scientifica e ginnico–sportiva. A differenza di tutti gli altri istituti superiori, il diploma dell’Accademia non veniva rilasciato in nome del Re Imperatore, ma in nome del duce. Si accedeva all’Accademia tramite un concorso pubblico, dimostrandosi validi dell’ingresso nell’istituzione dal punto di vista morale, politico, razziale, personale e familiare. Le domande per partecipare al concorso di selezione non erano presentate direttamente dai candidati ma attraverso i comandi locali della GIL che già selezionavano chi, a loro parere, fosse più adatto per frequentare i corsi dell’Accademia della GIL Dal 1938 l’appartenenza alla razza ariana italiana divenne un requisito essenziale per l’ammissione, mentre i ragazzi ebrei presenti in istituto furono espulsi.

L’ultimo atto che segnava la trasformazione radicale della riforma Gentile, era rappresentato da una carta stesa dal Ministro dell’educazione Giuseppe Bottai. Egli affermò appunto che tale riforma non era più consona alla rappresentazione degli ideali fascisti perché Bottai voleva convogliare la massa all’interno dell’istruzione scolastica, e lo fece creando per l’appunto una scuola popolare al fine di ottenere dei lavoratori disciplinati e fedeli al regime. Era obbligatorio aderire al regime e dunque Bottai fece più una riforma per la politica che per l’educazione in se. Ciò che è essenziale sapere è che lo studio doveva essere associato all’addestramento sportivo: fra le varie discipline scolastiche, infatti, l’educazione fisica rivestiva grande importanza, testimoniata anche dalla regolare organizzazione, da parte dell’Opera Nazionale Balilla, di numerosi tornei studenteschi. Le gare sportive contribuivano, ormai da qualche tempo, a formare nella gioventù uno spirito battagliero e il desiderio di cogliere con la vittoria un ambitissimo primato qualità irrinunciabili ai fini della mentalità fascista. Un esempio relativo all’utilizzo dello sport come mezzo di propaganda che rendeva onore alla patria, donandole un’immagine più che positiva, era il volere di Mussolini nel voler promuovere i giochi olimpici nel 1940 col fine di celebrare il ventesimo anniversario del regime.

In conclusione non si può che sottolineare ancora una volta che lo sport è stato un mezzo di propaganda molto potente che ha contribuito alla maestosità del famoso ventennio fascista.


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Autore: Dott.ssa Giulia Spano

''Amante del benessere psico-fisico, ho reso lo sport e la sana alimentazione il centro della mia vita. Credo fermamente che l'amore per se stessi venga prima di ogni altra cosa e voglio trasmettere i miei principi a più persone possibili. Proprio per questo sono LAUREATA in scienze delle attività motorie e sportive e possiedo un blog e un canale YT in cui parlo di queste tematiche''

2 thoughts on “L’educazione fisica nel fascismo.

  1. Molto interessante il tuo blog, complimenti……. ciao da Marco

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