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La dieta a zona, dott. Barry Sears

La dieta zona è stata ideata negli USA dal dott. Barry Sears. Essa consiste in un metodo per mantenere la produzione di insulina in una “zona” né troppo alta né troppo bassa ed è basata sui concetti di “equilibrio” e “moderazione” degli alimenti, assunti secondo una distribuzione di macronutrienti basati sulla formula 40% della calorie portato dai glucidi, il 30% dalle proteine, il 30% dai lipidi, il tutto affiancato da un’ adeguata attività fisica e sul controllo quotidiano dello stress.

Obiettivo principale della dieta a Zona è dichiarato essere la salute psicofisica, il controllo attraverso il cibo degli ormoni e dei valori di colesterolo e glicemia.

Il metodo alimentare proposto da Sears paragona il cibo sia come un farmaco: deve essere assunto nelle giuste dosi in determinati momenti della giornata, al fine di mantenersi in salute.

Il metodo alimentare “Zona” si basa su quattro elementi fondamentali: -alimentazione; moderato esercizio fisico; gestione dello stress; integrazione di omega3.

Se il soggetto, riuscisse a mantenere l’equilibrio degli ormoni eicosanoidi, attraverso la stabilizzazione di insulina e glucagone, il metabolismo umano sarebbe di gran lunga ottimizzato. Proprio per ottenere questo fine, Sears vuole mantenere la giusta dose di carboidrati e proteine: i primi stimolerebbero l’insulina e i secondi il glucagone.

In fase di dimagrimento i grassi devono essere mantenuti in determinate proporzioni con gli altri due macronutrienti,

Quando la fase di dimagrimento è finita, con il raggiungimento della percentuale ideale di massa grassa, si passa ad un regime che tende a non disperdere altri grassi al fine di mantenere il risultato raggiunto.

Secondo i suoi sostenitori il metodo alimentare Zona permetterebbe di raggiungere:

-una riduzione dell’eccesso di adipe;

-il miglioramento delle prestazioni atletiche;

-un più facile incremento della massa muscolare;

-un’azione positiva sul proprio sistema immunitario;

-effetti benefici su malattie quali: il diabete, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’aterosclerosi, le infiammazioni in genere.

PER AVERE UN’IDEA APPROFONDITA DELLA DIETA ZONA VAI NEL SEGUENTE LINK:

https://docs.google.com/document/d/11SxeSw4wBb1thPuUaYIQpRjX2Vrp9CrA6aaHokBjNTw/edit?usp=sharing

Secondo Sears il metodo alimentare Zona sarebbe inseribile tra le “diete evoluzionistiche” in cui l’uomo non sarebbe, per lo più, in grado di alimentarsi di cereali e amidacei, ma dovrebbe propendere per un’alimentazione composta essenzialmente da carne, pesce, frutta e verdura.

Alcuni esperti nutrizionisti, inclusi ex colleghi di Sears, criticano le conclusioni che egli trae dagli studi, sostenendo il mancato fondamento di ciò che afferma.

L’America Heart Association, oltre ad ammonire sulla popolarità delle diete che prendono buona parte delle calorie da proteine, ha anche evidenziato come la Zona causi generalmente un aumento dei grassi saturi animali, ritenuti dannosi.

Una critica dettagliata è stata formulata dall’associazione italiana disturbi dell’alimentazione e del peso, l’AIDAP: fa notare che non c’è nessuna evidenza scientifica che supporti le ipotesi portanti della teoria di Sear in particolare:

-l’ipotesi che la dieta a Zona possa regolare completamente la produzione d’insulina e di glucagone;

-l’ipotesi che l’insulina produca eicosanoidi “cattivi” e il glucagone quelli “buoni”;

Tuttavia il fatto che l’insulina possa agire sull’enzima Delta-5-Desaturasi (il quale causa l’incremento degli eicosanoidi “cattivi”) è documentato scientificamente.

Un’altra critica avanzata al metodo alimentare proposto da Sears è di essere un regime alimentare iperproteico, di prevedere cioè un consumo elevato di proteine, sia in assoluto, sia in rapporto agli altri macronutrienti. Secondo Sears non bisogna limitare il fabbisogno proteico. Inoltre, allo stato attuale non esisterebbero studi scientifici in grado di sostenere l’ipotesi che un introito moderatamente maggiore di proteine possa risultare dannoso in soggetti che non abbiano già patologie specifiche, in particolare in un regime di assunzione proteica sempre abbinata a quella lipidica e glucidica.

Un’ulteriore critica rivolta alla dieta Zona riguarda il determinare la produzione di sostanze acide, chetoni, in conseguenza di uno scarso apporto di carboidrati. Secondo i sostenitori del metodo zona, l’eventuale tossicità e pericolosità dei chetoni non sarebbe provata comunque da nessuno studio scientifico e soprattutto, per la produzione di chetoni la quantità di carboidrati assunti al giorno deve essere inferiore ai 30 g, mentre nella dieta Zona sono minimo 99g.

Come ben potete capire, anche questo regime, si dimostra incapace di donarci salute e benessere. Il regime per eccellenza è ancora una volta la dieta mediterranea.

WithLoveGiulietta ❤


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La dieta chetogenica Mayo.

La dieta che vi espongo oggi è un regime alimentare, che spero vivamente nessuno di voi abbia mai intrapreso nella sua vita: la dieta Mayo. Essa è una tecnica di riduzione del peso corporeo, nata una settantina di anni fa e messa a punto negli anni 80′.

Questa strana dieta,ha una durata di quattordici giorni, nel corso dei quali hai la possibilità di prenderti una pausa di soli due giorni.

Per saperne di più cliccate sul seguente link:

https://docs.google.com/document/d/1MA4dxIlaQ7mKAGS-euBJLiRvuqst4ZPFJkuBFT-4oRU/edit?usp=sharing

La condizione che la dieta Mayo determina, è totalmente dannosa e insostenibile per l’uomo: porta al degrado del sistema osseo, perchè assumendo solamente una porzione di yogurt in quel lasso di tempo e, abolendo ogni tipo di latticino e derivati, porta alla totale mancanza di calcio. Il calcio non è solo importante a livello osseo bensì anche nelle varie operazioni a livello cellulare, e porterebbe dunque a delle disfunzioni anche nel sistema muscolare e nervoso.

Inoltre si verificherebbe un calo di adipe ma anche un abbassamento sostanziale della massa muscolare e cutanea. Insomma, un vero e proprio deperimento, poichè induce un’elevata carenza in tutti gli aspetti nutrizionali.

Questa ”dieta” predilige proteine e grassi di derivazione animale e dunque saturi, e di conseguenza una grossa quantità di colesterolo che sappiamo essere dannoso se assunto in eccesso.

Nonostante questa apparente dominanza delle proteine, in realtà, la carenza si ha persino in questo tipo di nutriente, poichè il nostro corpo, privato di carboidrati e lipidi, è costretto ad attingere le fonti energetiche dalla massa muscolare, portandola al depauperamento.

La dieta Mayo non tiene conto del fabbisogno di micronutrienti, di conseguenza, nel periodo di restrizione è possibile che si manifestino carenze di sali minerali e di vitamine di discreta entità.

Vi sconsiglio vivamente di non intraprendere mai e poi mai questo doloroso percorso, che vi porterà solo incontro a malesseri di notevole entità. Inoltre interrotta questa dieta, e intrapresa una terapia per disintossicarsi, recupererete tutti i Kg in maniera immediata.

Pensateci due volte, anche dieci se necessario!

WithLoveGiulietta ❤


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Gli integratori e il loro abuso.

L’utilizzo degli integratori è molto diffuso tra gli sportivi. Questo senza alcun fondamento, poiché non hanno nessuna base  scientifica, ma piuttosto sono presentati come elementi essenziali dai mass media.

Bisogna stare attenti a non abusarne, perchè spesso vengono scambiati come sostitutivi degli alimenti principali in una dieta povera e squilibrata, ma possono invece portare a un deterioramento della nostra salute.

Tra i praticanti del body building, non si sa per quale assurdo motivo, è diffusa la convinzione che una dieta iperproteica, ulteriormente integrata con proteine purificate, costituisca il fattore fondamentale per lo sviluppo delle masse muscolari.

Tuttavia, i fatti son ben differenti dalla teoria: il sovraccarico proteico costituisce un fattore di rischio nei soggetti con problemi renali e può procurare, in tutti i soggetti, importanti danni a carico di fegato e reni. Dunque… ne vale davvero la pena ridursi a bere frullati iperproteici che non hanno ne un buon aspetto ne un buon sapore? Arrivati a questo punto credo proprio di no!

Non si gioca con la nostra vita, il nostro corpo non è una spugna che assorbe e rigetta quando vuole tutte le sostanze che immettiamo al suo interno. Ogni azione ha una conseguenza e spesso molto ma molto pericolosa. Ciononostante, parecchie figure professionali, inculcano nel popolo queste sostanze, dimostrando di essere piuttosto ignoranti e incuranti sull’argomento.

Detto questo, il mio consiglio per chi vuole a tutti i costi seguire una dieta iperproteica, è quello di idratarsi bevendo tanta acqua ed essere monitorato con attenzione, affinché un eccessivo e dannoso apporto proteico non danneggi gli organi menzionati causando patologie epatiche e renali.
È opportuno ricordare, infine, che la circolare 7 giugno 1999, n.8, del Ministero della Salute (G.U. 135 del 11/6/1999) “Linee guida sugli alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi” consiglia un apporto giornaliero di proteine (dieta più eventuali integratori) non superiore a 1,5 g/Kg di peso corporeo.

Con questo vi lascio,

WithLoveGiulietta ❤


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Modello di calcolo del fabbisogno proteico nel praticante sportivo


In un praticante sportivo, l’aumento di 3 Kg di massa muscolare corrisponde a circa 600 grammi di incremento delle proteine muscolari (il restante 80% dell’aumento è sostanzialmente acqua). Ipotizzando che tale incremento venga raggiunto in circa sei mesi (180 giorni) di allenamento e tenendo conto che si riesce ad utilizzare circa il 70% delle proteine ritenute, significa che la ritenzione proteica complessiva deve essere pari a circa 860 grammi.
Tradotto in termini di fabbisogno giornaliero di proteine, significa che il praticante sportivo deve incrementare l’assunzione di proteine di circa 4,8 grammi rispetto al fabbisogno medio stabilito in 1g/Kg di peso corporeo (4,8 x 180 giorni = 856 grammi).
Va ancora sottolineato che, al di là di un determinato apporto di proteine, la loro sintesi tende all’appiattimento, il che vuol dire che tale quota proteica maggiorata non si traduce in una maggiore massa muscolare. Anzi, l’eccesso provoca un maggior impegno metabolico dell’apparato renale per l’eliminazione dell’ammoniaca.
Particolare attenzione va invece posta quando lo sportivo segua una dieta completamente vegetariana in cui non vengano assunti né latticini né uova; ad eccezione della soia e dei suoi derivati, le proteine contenute nei vegetali hanno un valore
biologico molto inferiore a quello delle proteine animali. Oltre all’utilizzo abbondante di legumi e di soia, un vegetariano praticante attività sportiva può avere il bisogno di ricorrere ad integratori proteici.


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L’alimentazione giornaliera del praticante sportivo


La maggior parte dell’apporto calorico giornaliero (55-65% a seconda del tipo di pratica) deve essere costituito dai carboidrati, soprattutto quelli contenuti nei cereali, nei tuberi e nei legumi e, in misura minore, quelli contenuti negli zuccheri semplici (zucchero comune, miele, marmellate, dolci, frutta e bevande zuccherate).
Le proteine devono, a seconda del tipo di pratica motoria e sportiva, rappresentare il 10-15% delle calorie totali assunte nella giornata e dovrebbero preferibilmente essere una combinazione di alimenti di origine animale (carne, pesce,uova, latte e latticini) e vegetale (legumi e cereali). Il fabbisogno di proteine aumenta se l’allenamento è indirizzato allo sviluppo della forza e quindi del trofismo muscolare o se il carico dell’allenamento è particolarmente impegnativo.
Un’adatta combinazione degli alimenti è un fattore che qualifica enormemente lo stile alimentare poiché consente di assimilare nel modo migliore le diverse sostanze o, addirittura, di evitarne la perdita.
I nutrizionisti concordano sul fatto che l’apporto giornaliero di proteine non debba andare oltre ai 2 g/Kg (cioè il doppio del limite consigliato per i soggetti sedentari). Questa quota è sufficiente sia ad assicurare il turnover delle proteine muscolari
(che in parte si consumano durante l’esercizio e poi si ricostituiscono durante il riposo), sia a fornire un adeguato apporto energetico. Infatti, nell’esercizio fisico protratto oltre l’ora anche le proteine muscolari concorrono nel metabolismo energetico. A tale proposito è stata posta da tempo la questione di quale debba essere l’apporto nella dieta degli aminoacidi ramificati, che nei soggetti praticanti attività di resistenza sostengono proprio l’attività catabolica. Occorre tenere presente che,
con il trascorrere delle settimane e dei mesi di allenamento, l’adattamento meccanico e fisiologico si traduce in un minor costo a parità di carico di lavoro e, quindi, anche il fabbisogno di proteine diminuisce.
Il restante 25-30% dell’apporto calorico deve provenire dai lipidi che, se la prestazione fisica è di lunga durata e di intensità bassa, vengono utilizzati come fonte energetica. Esprimendo il concetto sinteticamente, si può dire che un’alimentazio-
ne che comprenda i cinque gruppi fondamentali di alimenti e che sia adeguata al dispendio energetico è certamente in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali del soggetto.
I cinque gruppi alimentari fondamentali, come ho già descritto in un precedente articolo sono:

1. cereali e tuberi
2. carni, pesci, uova e legumi secchi
3. latte e derivati
4. frutta e verdure fresche
5. grassi di condimento

Vi rimando al link del mio precedente articolo:

https://amatestessa.wordpress.com/2014/09/14/il-processo-di-digestione-e-assorbimento-delle-sostanze/
Un’altra esigenza importante dei praticanti sportivi è rappresentata dalla necessità di assumere abbondante acqua nell’arco della giornata. È evidente che le esigenze idriche sono commisurate alle perdite e, quindi, alle condizioni climatiche ed ambientali in cui viene svolta l’attività.


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Carne inquinata.

Con l’avvento dell’era batteriologica e la scoperta delle infezioni alimentari, prima da Salmonelle poi da altri microorganismi, alla tradizionale “ispezione delle carni”, ritualizzata anche da alcune religioni, si è affiancato l’esame batteriologico, che viene ancora effettuato in tutti i casi sospetti. In questo modo si è potuto evidenziare le varie infezioni che possono ridurre l’uomo a una sofferente condizione nel caso in cui egli ingerisca carni infettate.

Anche i metodi di allevamento del bestiame sono cambiati poiché vi è un controllo sempre più rigido, il che permette di avere alimenti più sani. Questa situazione positiva, si è andata a danneggiare con l’avvento industriale di una parte di allevamenti, dove si trovano i mangimifici e un vasto commercio di materie prime, oltre che una notevole catena di preparati alimentari.

L’esistenza di pasti pronti ha infatti moltiplicato l’esistenza dei batteri. Oggi anche il controllo batteriologico degli animali da macello non è più abbastanza affinchè si possa garantire la qualità dell’alimento.

Oggi si sta cercando di creare un ambiente maggiormente sterilizzatto e atto a garantire la qualità alimentare, soprattutto nel settore del pesce da importazione e nelle farine di carne. Anche i residui di cucina destinati agli animali devono essere prima di tutto sterilizzati.

Le condizioni di igiene sono comunque scarse, e oltre al prestare attenzione alla presenza di topi, blatte, gatti e mosche, si sta cercando di tenere d’occhio la diffusione nei mangimifici degli organismi antropodi che sono dei serbatoi riciclatori di Salmonelle.

Anche i gabbiani stanno contribuendo a creare un ambiente ricco d batteri dannosi all’uomo.

Purtroppo la strada verso una corretta igiene e protezione alimentare è ancora lunga e questa situazione batteriologica non si riduce solo al settore della carni……….

WithLoveGiulietta ❤


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I cibi impoveriti.

Sappiamo davvero cosa mangiamo? Ogni giorno, c’è chi cerca di seguire un regime alimentare corretto, avendo cura di non farsi mancare niente. Purtroppo però siamo dominati dalle multinazionali, le quali attraverso la loro produzione standardizzata, dedita all’utilizzo dei grandi macchinari, ci forniscono alimenti poveri, che non contengono le stesse proprietà nutritive di quelli che ci dona la natura.

Le tecniche di conservazione alimentari, conducono a una considerevole perdita vitaminica, che si riduce addirittura al 6%. Nel caso dei cereali, non sono solo le vitamine a essere perse, bensì anche minerali, cosicchè il pane che acquistiamo ogni giorno al supermercato, non contiene le stesse quantità di vitamina B1, B2, PP, e di ferro, come quelle che sono invece presenti nel pane integrale.Oltre a ciò, si ha anche un impoverimento della fibra, componente indigeribile della nostra dieta. L’importanza che si da oggi alla mancanza di fibra, è dovuta alle malattie derivate dalla malnutrizione: la riduzione della fibra comporta una conseguente diminuzione volumetrica degli alimenti, da ciò ne consegue il mancato senso di sazietà e un introito troppo alto di sostanze energetiche, per cui scatta molto più lentamente il segnale di riempimento della cavità gastrica.

Anche la vita frenetica, nella società in cui viviamo, provoca grande stress e non ci permette di dedicare il giusto tempo per la masticazione corretta dei cibi; dunque la pienezza gastrica interviene circa 20 minuti dopo che si è verificata una consistente assunzione di cibi, cioè in ritardo e dopo un’introduzione esagerata di principi nutritivi energetici.

Inoltre la mancanza di fibra grezza comporta un tempo di svuotamento gastrico accelerato: ne consegue che si è portati ad introdurre, più rapidamente e in tempi più brevi altro cibo. In definitiva l’aumento di calorie è notevolmente aumentato e superiore ai fabbisogni.

Questa situazione contribuisce maggiormente all’incombere di obesità diabete e altre disfunzioni metaboliche, accentuate anche dal fatto che la società odierne non pratica alcuno sport.

Con questo visaluto,

WithLoveGiulietta ❤